“ANDAR PER PENSIERI” CON LE NUTRIE

Gillipixel è un blogger poliedrico, in grado di colpire il lettore con riflessioni e ragionamenti che toccano, in maniera trasversale, vari aspetti della nostra vita.

Il blog Andar Per Pensieri è lo specchio, cristallino e limpido, in cui si specchiano i pensieri, le domande e le riflessioni di Gillipixel.
Noi di The Invasion l’abbiamo scoperto per le sue vignette dal titolo Ma robe da nutria, in cui il nostro Myocastor Coypus è utilizzato (insieme alla sempre tagliente arma dell’ironia) per farci riflettere su alcune storture del pensare comune.
Tutte le nutrie protagoniste delle strisce a fumetti di Gillipixel, a partire dal capostipite Nonno NutriUno (che sostiene di essere ancora uno dei vecchi castorini venuti dal Sud America), osservano la realtà stonata da cui sono circondate.

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Ecco come l’autore del blog ha risposto ad alcune domande che gli abbiamo posto:

Ciao Gillipixel, grazie innanzitutto per il tempo che ci concedi. Come è nata l’idea del blog Andar Per Pensieri?

Ciao ragazzi, grazie di cuore a voi (e in particolare a Ilaria) per il vostro interessamento ad Andarperpensieri. E grazie per le bellissime parole introduttive che avete voluto dedicare al mio blog. Il mio spazio web di “scribacchiamenti” assortiti festeggia giusto in questi giorni il suo settimo compleanno.
Di fatto, Andarperpensieri è nato grazie a un’amica blogger: Rosalucsemblog. Lei conosceva e apprezzava i miei scritti, e aveva esperienza nel mondo dei blog. Mi suggerì di provare e mi spiegò i passi tecnici fondamentali da fare. Fu una cosa molto estemporanea, nella pratica. In un pomeriggio di inizio estate del 2008, via chat, Rosa mi diede le direttive e io aprii il blog. Anche il nome lo improvvisai sul momento. Sembrerà strano, ma in tutto questo tempo non ho ancora capito se il titolo del mio blog mi piace o no. Però ormai il blog era associato a quel nome e così è rimasto. Come un tale che venga battezzato Genoveffo, e a forza di sentirsi chiamare così, un po’ ci si affeziona (…d’accordo, Andarperpensieri è molto meno terribile di Genoveffo…). Ci tengo invece tanto al mio nome da blogger, Gillipixel. Mi piace proprio un sacco. Quello lo coniò la stessa Rosalucsemblog e mi è molto caro. Perché condensa mille significati: Gillipixel infatti di base sono io, ma al tempo stesso è un “non-me”, un alter-ego letterario-narrante, a tratti surreale, che materializza la sua esistenza immateriale sull’onda evanescente dei pixel telematici.
Se mi giro indietro a guardare il tempo trascorso, non solo dall’inizio del blog, ma anche prima, fin dal periodo delle scuole (se non addirittura dell’asilo), mi accorgo che alla base di tutto c’è sempre stata la passione per le parole in generale e per la scrittura in particolare. Il punto è che ci ho messo un bel po’ di anni per rendermene conto. Che mi piacesse (e anche tanto) scrivere, l’ho capito piano piano, nel tempo. Il blog ha rappresentato una tappa importante nella conferma e nel rafforzamento di questa consapevolezza. Spero che simili affermazioni non suonino come delle banalità di facciata. Quando dico passione per la scrittura, non parlo di una specie di hobby o passatempo. Intendo proprio una dimensione che entra con grande intensità fra le componenti fondamentali della vita. Scrivere è tante cose: è una sorta di autoterapia mentale, è una forma di esplorazione interiore. E’ gioco, rito, meditazione, esplorazione, avventura, è libertà sconfinata. Nella scrittura sta celato un tipo di “sacralità” profondissima, forse la più profonda. E’ possibilità di ritirarsi in un proprio mondo fantastico, fatto di parole che al tempo stesso posseggono capacità vastissime di incidere sulla “realtà realizzata e realizzante”. La scrittura fornisce uno dei mezzi di trasporto più potenti che esistano: scrivendo puoi viaggiare laddove nessun altro veicolo ti potrà mai condurre. Scrivere tira fuori la bellezza che hai dentro. Quando scrivo provo gioia, mi commuovo, mi esalto, godo, provo un senso di espansione, di “ulteriorità”, di annullamento delle barriere e dei limiti. E, come mi piace dire spesso un po’ per scherzo, la cosa più bella è che tutti questi effetti li puoi ottenere senza drogarti e senza bere nemmeno un goccio: è sufficiente mettersi alla tastiera, o davanti a un foglio con la biro in mano, e partire a scrivere.

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Per te cosa rappresenta scrivere nel blog?

Come accennavo prima, nel blog ho trovato la possibilità di dare un tipo di coronamento particolare, alle tante idee, emozioni, suggestioni riguardanti la scrittura, che già da tempo nutrivo dentro. Il blog ha amplificato un po’ tutto, in un certo senso. Non credo molto a chi sostiene di scrivere solo per se stesso. In larga parte è anche così, ci mancherebbe, altrimenti mi contraddirei rispetto ai pregi della scrittura che ho elencato prima. Ma secondo me, in fondo in fondo, si scrive per arrivare agli altri. E anche per sentirsi dire che si è bravi a scrivere, non lo si può negare. O meglio, per sentirsi dire che qualcosa, nell’intimo del lettore, grazie a un nostro scritto, è stato sfiorato e messo in luce.
A mio avviso, la forza del blog sta nell’offrirti questa e altre possibilità del genere, in una forma potenziata. Scrivi un testo e pochi attimi dopo puoi arrivare ad un numero virtualmente elevato di lettori. Che poi nella realtà (almeno, nel mio caso) questo non accada quasi mai, è un altro discorso. Internet è un “mare magnum” indicibilmente dispersivo, non c’è bisogno che lo ricordi io. Ma l’importante è sapere che il tuo scritto non è stato messo a raccogliere polvere in un cassetto. Sai che potrà sempre passare di lì qualcuno che viene catturato dalla tua scrittura. E’ questa la “magia” del blog.
C’è da aggiungere che il mio modo di scrivere confligge alquanto con le regole di internet, le quali prevedono velocità, immediatezza, sintesi estrema, capacità di fare colpo in pochi attimi, semplificazione dei concetti ai fini di una loro maggiore “appetibilità” comunicativa. Di questi fattori, ho sempre tenuto conto solo in minima parte. In questa prospettiva, il mio è un blog molto anomalo. Scrivo sempre come se scrivessi nell’ottica di pubblicare su carta. E’ una sorta di piccolo “autoinganno” che mi infliggo volentieri, pur di non rinunciare al mio modo di intendere la scrittura. Quando scrivo, voglio divertirmi, nel senso più nobile del termine. Voglio che sia un’operazione gioiosa, il cui risultato, possibilmente, giunga a donare qualche scintilla di bellezza a chi leggerà. Tutto ciò si ottiene solo con la lentezza, con la sedimentazione dei concetti, con la riflessione che si prende il tempo necessario. Non mi importa, se così facendo, perdo per strada potenziali lettori. Tanto per dire: la metà di chi aveva iniziato a leggere queste mie risposte, sarà ormai seduta su una panchina ai giardinetti, col cane già “pisciato”; un altro quarto avrà acceso la tele su RaiGulp; buona parte dei rimanenti starà cercando un paio di infradito a nolo su “trading-fuffa-online.it”; ma è per quei tre che hanno avuto la pazienza di continuare ad ascoltarmi, che mi piace scrivere e mi piace pensare di continuare a scrivere.
Con questo, non intendo dipingermi come il martire dell’idealismo narrativo, e nemmeno dedicarmi a pratiche di snobismo applicato. Ogni volta che l’uomo si produce in una qualche forma di “espressione”, intendendo il concetto nel senso più vasto possibile (dal contadino che vanga un quadrato d’orto per seminare i peperoni, a Michelangelo che dipinge la volta della Sistina) il fine da perseguire deve essere sempre la bellezza (fatti salvi gli aspetti di utilità e convenienza del caso). Non scrivo come scrivo, dunque, per fare lo snob o l’originale a tutti i costi. Lo faccio solo perché sento che la mia via al raggiungimento di qualcosa di bello, passa per questi modi di fare. Magari sbaglierò; magari i risultati non saranno sempre lusinghieri; magari nel tempo cambierò idea e prospettiva. Ma per il momento, così mi sento di fare.
Di fatto, Andarperpensieri è sempre stato un blog seguito da pochi lettori, ma c’è un risultato di cui vado molto fiero: il gradimento maggiore l’ho sempre ricevuto da parte delle donne. Se uno si prende la briga di passare in rassegna i miei scritti, andando indietro sino a quelli più “remoti”, noterà che i commenti più lusinghieri sono stati lasciati da esponenti del lato femmineo del “corpo lettorale”. Questo fatto mi suscita curiose e buffe riflessioni. Da una parte, mi domando se ciò sia dovuto a una particolare sensibilità presente nelle cose che scrivo e nella forma in cui le scrivo (forse non sarà così, ma almeno mi piace pensarlo…). Per altri versi invece, non posso non constatare la singolarità del fenomeno: potete credermi se vi dico che nella realtà, sono tutt’altro che uno sciupafemmine. Così, mi ha sempre fatto un po’ sorridere questo interesse femminile che suscito, quando vesto i panni della mia “identità scritta”. Tanto che spesso mi viene da pensare: “…Ah…se le persone fossero fatte non di corpi, voci e movenze, ma solo di parole scritte…beh, che gran playboy che sarei!!!…”.

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Quali sono le tematiche che ti stanno più a cuore?

Se mi è concesso di sfoderare per un attimo il mio miglior tono da fanfarone, ti rispondo così: tutte. Non c’è una tematica che non mi stia a cuore, in teoria. Ma al di là delle intenzioni facete, credo che anche in questa battuta ci sia qualcosa di vero, e tra l’altro sta celato proprio nel nome del blog, Andarperpensieri. Nel senso: se “vai per pensieri” con mente aperta e atteggiamento di ascolto, ogni argomento che ti passa per la testa diventa buono per riflessioni e considerazioni in merito.
Parlavo prima del “divertimento”, che ritengo ingrediente necessario del mio scrivere, nell’auspicio di riuscire a trasmetterlo a chi legge. Non dimentichiamo che “divertire” da un punto di vista etimologico deriva da “di-vertere”, ossia “deviare”, “volgere altrove, a partire da”. In generale, dunque, per ogni argomento che mi capita di affrontare, è più l’atteggiamento di fondo a cui tengo: ossia, ogni volta mi sforzo di inseguire i pensieri che mi portano a osservare le cose del mondo e della vita da punti di vista non comuni.
Detto questo, per rispondere in modo più ortodosso alla domanda, aggiungo che anche il mio blog ha i suoi argomenti prediletti. Prima di tutto la letteratura; poi l’arte; e poi la filosofia. E non necessariamente in quest’ordine d’importanza. Molti dei miei scritti nascono da passi interessanti letti su libri. Chi nutre passione per la scrittura, è inevitabilmente anche un lettore accanito. Tendenzialmente, leggo tutto ciò che di scritto mi capita sotto gli occhi. Ho sempre fatto così, fin da piccolo. L’ho raccontato anche sul blog: essendo io campagnolo d’origine, ricordo ancora molto vivamente lo stupore che mi prendeva, in occasione delle rare spedizioni in città, sul sedile dietro della macchina di mio babbo. Questo stupore mi derivava dalla marea di scritte che vedevo in ogni strada: nomi di negozi, cartelloni, segnali…leggevo tutto come fossero frasi di un racconto, o di un romanzo, magari spesso anche senza capire il senso di quelle parole, il che ne amplificava probabilmente il fascino misterioso ai miei occhi di bimbo. La mia scrittura dunque si forma spesso come continuazione “naturale” delle mie letture.
Una categoria del blog alla quale sono stato abbastanza fedele nel tempo è quella da me individuata con l’etichetta “epifanie del lettore”. Con “epifanie” intendo quei momenti in cui, durante la lettura di un libro, rimani come folgorato da un concetto, da un’immagine, da un’idea, la quale finisce poi per mettersi in risonanza con altre tue riflessioni già fatte, altre considerazioni già visitate. E’ così che a mio parere si alimenta la nostra conoscenza e si forma in noi la nostra visione del mondo.
C’è poi una specie di regoletta che cerco di rispettare: in generale, tendo a evitare gli argomenti sui quali sento di non avere la necessaria competenza, o che ritengo eccessivamente complessi per le mie capacità di analisi (leggi in particolare le questioni politiche o i grandi temi d’attualità). E’ anche vero che l’Italia rimane pur sempre la patria dei milioni di commissari tecnici, e il diritto di prodursi in argomentazioni da bar non è negato a nessuno. Magari sarà successo anche a me di scrivere dei bei luoghi comuni con tutti i crismi, ma se appena posso, mi sforzo di mettere, in ogni scritto, almeno una mia riflessione personale, qualcosa che, anche se modesta, sento di poter dire solo io, evitando di fare l’eco ad affermazioni che si potrebbero sentire comunemente e banalmente al termine di una briscola con annesso bianchino d’ordinanza sul tavolo.
A volte, per via di questa “scelta”, temo di apparire al lettore una persona fuori dal mondo e indifferente alle cose che accadono intorno a me. Ma posso garantire che non è assolutamente così. Nel mio piccolo, sto attento all’attualità e m’interesso di politica, cerco di rimanere informato un po’ su tutto. Nessuno può permettersi di ignorare le dinamiche del mondo in cui vive. Tuttavia, diciamo che col mio blog, ricerco la “profondità” percorrendo altre strade.
Nel corso di sette anni di blog, ci sono stati anche momenti di forte calo dell’ispirazione, ho pensato più volte che la mia “vena narrativa” si fosse inaridita. Ma poi sono intervenute delle specie di “sorprese”, che mi hanno dato nuova linfa ed entusiasmo per continuare. Una di queste belle iniezioni di fiducia è venuta dalla collaborazione con Kika, curatrice del blog “Le muse di Kika”. Ci sono capitato su un giorno, non ricordo come, e subito mi ha affascinato un gioco proposto da Kika ogni venerdì: lei prende un quadro, di autore più o meno celebre, nel quale è ritratta una donna, si studia l’abbigliamento del soggetto e lo ripropone in chiave rivisitata, con tanti riferimenti anche all’ambientazione e all’atmosfera dell’opera. Mi è piaciuta così tanto questa cosa, che mi sono messo a commentare, proponendo un gioco nel gioco: ogni volta, suggerivo una possibile sosia della donna ritratta, pescata fra i volti famosi dello spettacolo, del cinema, ecc. Kika mi ha suggerito di farne un appuntamento fisso in parallelo sul mio blog, ed è così che è iniziata la rubrichetta del venerdì “Le muse di Kika van per pensieri”.

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Come è nata l’idea di “Ma robe da Nutria”? Hai sentito una spinta interiore per schierarti dalla parte delle nutrie?

Ecco, anche l’idea delle vignette dedicate alle nutrie mi ha fornito una buona dose di linfa creativa nuova per il blog. Più che schierarmi io dalla parte delle nutrie, sono state loro ad adottarmi. Nel senso che conoscevo questo animaletto più che altro per sentito dire e soltanto sulla base dei luoghi comuni che girano sul suo conto. Ma è da quando ho creato le prime vignette di “Ma robe da nutria”, che sono venuto a conoscenza di una realtà più ampia, riguardante questa “anomalia faunistica”.
Anche se mi piace mantenere in sospeso l’identità di Gillipixel, collocandolo nel suo ideale territorio denominato Gillipixiland, si sarà capito che vivo poco distante dal Grande Fiume, in una zona dove la fatidica bestiola abbonda. Non ci avevo mai riflettuto più di tanto, ma se abiti in questi posti, non puoi non accorgerti della presenza di questo animaletto. E’ una realtà che spesso ti viene spiattellata nei denti in modo drammatico, con le troppo frequenti carcasse di poveri esemplari investiti lungo le strade più trafficate. Oppure si manifesta in una sorta di anarchica esuberanza distorta e proliferante, quando capita di notare veri e propri reggimenti di questi toponi king-size, sulle rive dei fossi o di altri piccoli specchi d’acqua.
Se la si considera con attenzione, la storia della nutria irresponsabilmente introdotta dall’uomo in queste zone, è una fonte inesauribile di storture e contraddizioni. Che dietro questa storia si celasse un potenziale narrativo interessante, lo pensavo già da un po’. L’idea più “antica” di farne una vignetta, venne fuori fra le chiacchiere fatte con delle amiche, alcuni anni fa. La cosa rimase allora a livello di vago spunto, ma l’idea mi è ronzata in testa a lungo. Mi aveva sempre frenato la questione grafica: non ho abilità da disegnatore tali da permettermi di corredare le mie “sceneggiature” con immagini degne di questo nome. Alla fine però, ho pensato che questa mia “carenza” poteva essere in qualche modo ribaltata in una specie di pregio. Mi sono inventato questa forma grafica piuttosto ripetitiva e “burocratica”, che in qualche modo riflette come le nutrie vengono percepite nel distratto immaginario comune di chi le osserva senza sapere più di tanto sul loro conto, magari vedendole solo passando in macchina sulla provinciale o avendone sentito parlare in piazza, da qualcuno che ne sa ancora meno. La nutria nella pianura padana (che, non dimentichiamolo, insieme alla Ruhr tedesca, è il territorio più inquinato d’Europa) rappresenta a suo modo un frutto dell’industrializzazione, o per meglio dire, un suo effetto collaterale indesiderato. In questo senso, mi è parso di poter rendere bene questa nutria intesa come “prodotto industriale”, con la mia grafica standardizzata e monotona, in una forma di raffigurazione che in qualche modo riflette l’inquinamento mentale (oltre che fisico) connesso a tante realtà attuali del territorio padano.
Come accennavo prima, ho cominciato a fare le vignette, conoscendo solo poche generiche informazioni riguardo alle nutrie. Da questo punto di vista, sono state proprio le nutrie ad “adottarmi”, perché, soprattutto da quando ho deciso di trasportare le mie vignette su Facebook nella pagina “Ma robe da nutria” (che ora va di pari passo coi contenuti di Andarperpensieri), con mio stupore ho attirato l’attenzione di alcuni fan della pellicciosa bestiola (com’è successo con voi), e ho cominciato a imparare cose nuove in merito. La parte più sorprendente è stata quando ho saputo che le nutrie si possono addomesticare e ogni volta che ne vedo una in un video, mentre segue il “padrone” come un cagnetto o si fa fare i grattini come un micio, rimango sbalordito, pensando soprattutto a quanto poco ero informato su questa bestiola.

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Come mai la scelta della vignetta comica?

Un po’ tutto il blog è percorso da una vena di ironia di sottofondo, che mi viene abbastanza naturale quando scrivo. Se ci si guarda un po’ intorno e si considera la realtà in cui siamo immersi, possono venire in mentre tre diverse reazioni. La prima, sarebbe dotarsi di un arsenale di tutto rispetto e cominciare a far fuoco. La seconda, rivolgere le medesime armi contro se stessi e farla finita una volta per tutte. La terza, è armarsi invece di massicce dosi di ironia che aiutino a sopportare il non-senso straripante da cui siamo circondati. Siccome sono sempre stato una persona propensa alle soluzioni pacifiche, non ho fatto fatica a scegliere la terza alternativa. A parte le battute (il che è a sua volta una battuta, in una frase del genere…), considero l’ironia e l’umorismo come dimensioni fra le più nobili e alte esprimibili dall’animo umano. L’ironia è l’elemento costitutivo di una delle forme espressive più peculiari della modernità, “l’arte del romanzo”, che non a caso da molti critici viene fatta iniziare con il Don Chisciotte di Miguel De Cervantes.
Per tornare a noi: la vicenda delle nutrie nei nostri territori trabocca di insensatezza e quindi più che mai mi sembrava opportuno trattare il tema da un punto di vista ironico. La nutria è un animaletto maldestramente trapiantato in un territorio che non era il suo: qui viene perseguitato con ferocia, e tutto per l’irresponsabilità iniziale dell’uomo. Se si tiene in sospeso per un attimo la drammaticità del fatto che è in gioco la vita di un essere vivente, ne risulta una storia dai tratti davvero surreali.
La vignetta comica mi ha sempre affascinato, come forma espressiva. Nelle mani di grandi autori, ha raggiunto livelli geniali. Per me la vetta insuperata rimangono Charlie Brown, Linus Van Pelt, Snoopy e compagnia. Per certi aspetti, le mie nutrie (come sarà anche evidente) traggono indegna ispirazione proprio dai Peanuts. Se non per altro, almeno per la struttura a quattro riquadri, che mi sono accorto essere congeniale ad un modo di “sceneggiare” le storie, rapido e condensato con la giusta misura dei “tempi comici”. Le mie nutrie però sono lievemente più “cattive” dei Peanuts, e a volte si concedono battutacce alquanto ruvide. Questo credo sia dovuto all’altro mio grande modello di riferimento, per quel che riguarda l’umorismo fumettistico: Alan Ford e il Gruppo TNT, della mai troppo lodata ditta Magnus & Bunker. Ovviamente, guardo a questi grandi come a fari lontanissimi e irraggiungibili sul mio orizzonte. Ma anche se i miei risultati sono al confronto soltanto dei flebili e rozzi tentativi comici, ritengo importante in ogni caso fare riferimento sempre a modelli alti.
Accenno ancora solo ad un ultimo aspetto delle mie nutrie al quale tengo, e che forse rappresenta anche il loro tratto più originale. Fin dall’inizio, mi è piaciuta l’idea di renderle con un certo alone intellettualoide da strapazzo. In questo vedo una sorta di risposta al non-senso della loro condizione, emblematica di tanti altri non-sensi più generali, diffusi sul territorio in cui loro malgrado si sono ritrovate a vivere. Le mie nutrie si comportano come un tizio che, vedendosi circondato da pazzi, non trovi miglior soluzione se non rifugiandosi in una follia ulteriore, ma di qualità più raffinata e portatrice di valori molto più sottili. E’ come se, essendo nate e vissute da sempre in un mondo di matti, non potessero fare a meno di esserlo anche loro, perché non hanno mai avuto l’esempio di una creatura normale in vita loro.
Concludendo, è quasi superfluo dire che le mie nutrie non hanno “pretese animaliste”: non potrebbero nemmeno permetterselo, perché non ho le competenze necessarie per poter parlare con cognizione di causa di un simile problema ambientale, così complesso e sfaccettato. Però, spero che con il loro stile bizzarro, con la stramberia, con l’ingenuità spiazzante sprizzata da ogni pelo, contribuiscano nel loro piccolo a tener viva l’attenzione su questo animale fin troppo ingenerosamente bistrattato.
Con questo mi congedo e vi saluto, cari amici di The Invasion, ringraziandovi ancora tanto per la vostra gentile ospitalità. Mi scuso se sono stato “leggermente prolisso” (il virgolettato è da leggersi con intonazione Villaggesca-Fantozziana…) e do appuntamento a tutti con le nuove avventure in compagnia di Nutrifolato, NutriABS, NutriSteso e tutta l’allegra brigata di “Ma robe da nutria”.

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