NUTRIA SPANK, SIAMO AMICI IO E TE

Dopo Willy, Cillo, Mariah, Céline, Myo, Maho, Kiwi… oggi vogliamo raccontarvi la storia di Vanessa e della sua amicizia speciale con Spank, una bellissima nutria albina. Si tratta di un’importante testimonianza di condivisione e di affetto, con un epilogo particolare.
Vi lasciamo alla lettura dell’intervista a Vanessa, che ringraziamo moltissimo per la disponibilità.

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Ciao Vanessa, grazie esserti resa disponibile a concederci questa intervista. Presentati pure ai nostri lettori.
Ciao a tutti, ho 45 anni, sono sposata e faccio l’impiegata amministrativa in una ditta che si occupa di recupero e lavorazione per il riutilizzo di rifiuti non pericolosi. Fin da piccola ho sempre avuto una passione smodata per gli animali, che con il passare degli anni si è trasformata in un vero e proprio stile di vita che mi ha portato ad averne tanti, circa una quarantina, la maggior parte roditori di cui sono innamorata, parecchi dei quali adottati da abbandoni o rinunce di proprietà.
Oltre al piacere di godere della loro compagnia e dell’immenso affetto che questi animali sanno dare, la mia è una vera e propria curiosità di capire come gestiscono il rapporto con noi, loro che sono definiti animali insoliti da compagnia, ma che non sono inferiori ai più classici cani e gatti. Tutto questo nel loro più assoluto rispetto e attenzione alle loro esigenze : proprio per questo loro vivono quasi sempre liberi in casa e in habitat che io e mio marito abbiamo creato per loro, proprio per il fatto che non riusciamo, se non in casi di necessità, a vederli rinchiusi in piccole gabbie.

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Come è stato il tuo primo incontro con Spank? Come ti sei convinta ad adottarlo? Era un cucciolo quando l’hai portato a casa?
La passione per le nutrie è nata anni fa, grazie a una coppia fantastica che voi conoscete molto meglio di me. Si tratta del famoso ‘castorologo’ Samuele Venturini e di Willy, la nutria che in seguito alla morte della sua mamma è stata allevata sin da piccolissima da Samuele ed è diventata a tutti gli effetti una nutria da compagnia. Ho quindi fatto diverse ricerche per anni sulle nutrie e tante domande a Samuele perché il mio sogno era di averne una, scoprendo diverse cose tra cui che in sudamerica sono molto diffuse nelle case delle persone come animali domestici. Così una volta sposati e trasferiti in campagna, mi sono messa alla ricerca della mia nutria!
Finché un bel giorno ho visto un post su Facebook di un allevatore di varie specie del centro Italia dove si vedeva una foto di un gruppetto di piccole nutrie in vendita: nonostante lo scetticismo di mio marito ho deciso di acquistarne una (tengo a precisare che allora non sapevo che ci sono associazioni che le danno in adozione). Ed è stato così che nel maggio del 2015, dopo un lungo viaggio da Roma a Piacenza, è arrivato Spank, cucciolo di due mesi e io ancora non ci credevo dalla felicità!

03 07Com’è stata l’esperienza di curare e veder crescere Spank? Era affettuoso?
I primi giorni con Spank sono stati un trauma sia per lui che per noi…… Era spaventatissimo e faceva dei suoni tipo lamenti e ringhi e soffi appena ci avvicinavano più del dovuto…. Dopo un po’ di tempo abbiamo scoperto il segreto per tranquillizzarlo….. Le carote! Così ha cominciato a prendere le carote dalle nostre mani e giorno dopo giorno la paura passava e si faceva un piccolo passo avanti… Non nascondo che i primi periodi sono stati duri… Ho passato tanto tempo con lui ma non mi sono mai pentita perché vedevo ogni giorno un piccolo miglioramento nel nostro percorso di socializzazione…. E sapevo che sarebbe diventato quello che adesso è: un intelligentissimo coccolone e giocherellone….

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So che hai anche altri animali. Spank andava d’accordo con loro?
Con tutti gli altri componenti della nostra numerosa famiglia non ha avuto nessun problema di socializzazione, non ha mai mostrato segni di aggressività verso nessuno, dal più piccolo al più grande. Le scene più dolci e che mi strappano ancora un sorriso erano vedere giocare Spank con la nostra cagnolina, Dafne, tra inseguimenti e corse a perdifiato…

 

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So che recentemente hai scelto di portare Spank in un’area protetta, dove può continuare la sua vita con altre nutrie, all’aperto e in semi-libertà. Per te è stata una scelta difficile e sofferta, però l’hai fatto per il suo bene. Puoi raccontarci qualcosa di più? Come sta ora Spank?
Con il passare dei mesi Spank è cresciuto fino a raggiungere quasi i 10 chili e diventando sempre più attaccato a me. Quando rientravo da una giornata in ufficio lui mi richiamava raspando con le zampe e mordendo il cancello della stanza dove lui stava rinchiuso quando noi eravamo fuori.. Così dovevo correre a portargli coccole e cibo! Con il passare del tempo, mi affezionavo sempre di più ma allo stesso tempo ho cominciato a chiedermi se stavo facendo la cosa giusta tenendolo rinchiuso tutto il giorno in una stanza e facendogli fare il bagno, di cui loro hanno un bisogno quotidiano, in una bacinella che diveniva sempre più piccola man mano che lui cresceva. Noi abbiamo un piccolo cortile con giardino, però io non mi sono mai fidata a costruirgli un habitat esterno, sia per paura che fuggisse dato che le nutrie sono abili scavatori e arrampicatori, sia per paura che qualcuno venisse volontariamente a fargli del male, vista l’opinione che la stragrande maggioranza delle persone ha di questi animali….
Così, quasi per curiosità e per nulla convinta di quello che stavo facendo, ho cominciato a fare ricerche su strutture idonee dove Spank avrebbe potuto vivere in uno stato di semilibertà, ma protetto da ogni pericolo e dalla cattiveria delle persone, anche nell’eventualità di portarlo in pensione nel caso in cui per qualsiasi motivo avessimo dovuto assentarci da casa. Così, dopo varie ricerche e dopo mesi, quasi per caso ho scoperto una fattoria didattica non troppo distante da casa nostra, dove ci sono tanti animali, tanto verde, ma soprattutto un laghetto fantastico dove vive un’altra numerosa famiglia di nutrie! E inoltre i proprietari di questo paradiso sono persone innamorate di questi fantastici animali, proprio come me. Già dal primo colloquio telefonico con loro e dal loro entusiasmo ho capito che poteva essere un luogo adatto a Spank. Abbiamo così deciso di andare la settimana dopo a vederlo personalmente, e sia io che mio marito ci siamo letteralmente innamorati del posto… Non vi dico le settimane successive che indecisione, che ansia e che dolore dovere prendere una decisione così importante…. Lo portiamo o lo teniamo con noi?

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C’è qualche episodio particolare della tua vita con Spank che desideri raccontarci?
C’è stato un episodio che mi ha fatto prendere in un istante la decisione definitiva…. Siccome abbiamo un’unica vasca da bagno con il piccolo lusso di essere anche idromassaggio e quindi piuttosto grande, un pomeriggio ho deciso di provare a fargli fare il consueto bagnetto nella nostra vasca (nella quale avevo il divieto assoluto da parte di mio marito di far nuotare Spank!). Osservandolo mi sono resa conto dal suo entusiasmo e dalla sua agilità in acqua, le nutrie sono animali nati per nuotare e non potevo continuare a fargli fare il bagno in una bacinella o in una piscinetta. Così la decisione è venuta da sé e appena dopo Pasqua abbiamo portato il nostro Spank in ‘villeggiatura’.
Mio marito non sa ancora come ho preso la decisione, ora lo leggerà e saranno guai! Vi confesso che dover tornare a casa senza di lui è stato un conflitto di sentimenti pazzesco: da una parte dolore come per la perdita di un familiare, dall’altra sollievo per avergli dato una vita migliore. Con i nuovi ‘genitori’ di Spank ci sentiamo regolarmente e dopo il primo periodo di normale spaesamento per il cambio di ambiente, ora mi dicono che ogni giorno si ambienta di più e si gode i bagni di acqua e di sole insieme ai suoi simili. Andrò a trovarlo presto, appena sarò in grado di rivederlo senza piangere, e poi lo faremo regolarmente come si fa con i parenti più stretti, perché lui è rimasto uno di famiglia!

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Vuoi lasciare un messaggio ai lettori del nostro blog?
Vorrei far capire a tutti i lettori e al resto del mondo che i pregiudizi che ci sono sulle nutrie sono tutti infondati. Non sono aggressive, non sono devastatrici, non sono portatrici di chissà quali malattie, al contrario sono animali straordinari, docili, intelligenti come pochi e possono essere ottimi animali domestici, ma solo se si ha un ambiente idoneo dove farli vivere che non siano solo ed esclusivamente le mura di una casa… Il flagello della natura non sono le nutrie, bensì l’inquinamento, la deforestazione, e tutti i disastri simili di cui solo l’uomo è responsabile, quindi difendiamole, proteggiamole e amiamole!
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THE INVASION CON “I WANT THE BEARS FREE”

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Venerdì sera 12 febbraio si è svolto l’evento “I WANT THE BEARS FREE”, organizzato da Oipa Verona.
Al Blocco Music Hall è stato tempo di musica nel nome dell’orsa Daniza con la band ILNERO, guidata da Cabo (Gianluigi Cavallo), ex cantante dei Litfiba dal 1999 al 2006.
Durante la serata, fatta di ottimo cibo vegano e di corroborante musica, la regista Ilaria Marchini è intervenuta parlando del documentario The Invasion – A Coypumentary al pubblico presente.

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Ringraziamo Alessandro, Susanna e gli altri volontari di Oipa Verona per lo spazio che ci hanno concesso e speriamo di essere ancora loro ospiti in futuro.
Ricordiamo che su Produzioni Dal Basso i ragazzi di “I Want the bears free” hanno aperto una raccolta fondi per l’organizzazione delle prossime serate. Se volete contribuire il link è il seguente: https://www.produzionidalbasso.com/project/i-want-the-bears-free

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LA STORIA DI NATASCIA E DI KIWI LA NUTRIA

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Fino a non molti anni fa, chi mai avrebbe creduto che una nutria potesse diventare un animale da compagnia? Molti di voi già hanno conosciuto, anche attraverso il nostro sito e la nostra pagina facebook, le storie di Willy il castorino, di Mariah, di Cillo, di Myo, di Maho… e di altre nutrie che hanno vissuto a stretto contatto con coloro che le hanno salvate e che in seguito se ne sono presi cura. In Sardegna però ancora non era stato documentato alcun un caso di questo genere.
Oggi vogliamo raccontarvi la storia eccezionale della piccola nutria Kiwi e della sua salvatrice Natascia. Una storia che ha conquistato il web e che si è purtroppo conclusa il 9 dicembre scorso a causa di un tragico incidente.
Abbiamo intervistato Natascia, ed ecco cosa ci ha raccontato…

Ciao Natascia, grazie per averci dato la disponibilità a rispondere a questa intervista.
In quali circostanze hai trovato Kiwi?

Ho trovato Kiwi tramite la pagina facebook La Cricca di Molentargius… una ragazza l’aveva trovata abbandonata in un parcheggio, quindi l’aveva presa e portata a casa. L’ho contattata di lunedì, lei abita a Musei (vicino a Inglesias), mi ha detto che sarebbe potuta venire a Quartu per portarmi la piccola solo il sabato successivo. Alla fine non ho potuto aspettare e sono salita io da lei già il martedì.

Come è stato il tuo primo incontro con lei?

E’ stato amore a prima vista, era una piccola pallina di 10 cm al massimo, la ragazza che me l’ha consegnata la teneva dentro una scatola. Io l’ho presa dalla scatola ho pensato di chiamarla Kiwi.
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Si è adattata bene alla vita domestica? Andava d’accordo con gli altri animali?

Kiwi subito si è adattata alla vita domestica, mi seguiva sempre e sapeva come farsi capire. Mi tirava il pigiama per avere la sua colazione, quando voleva essere presa in braccio si metteva in piedi su due zampe. Poi l’ho inserita poco alla volta anche nella vita dei miei cani, non l’hanno accettata subito, ma piano piano si sono abituati alla sua presenza. Alla fine mangiavano anche assieme.

Com’è stato averla in famiglia? Era affettuosa?

Kiwi era un’amore, si faceva amare da tutti essendo la piccola e “la diversa” della famiglia. Era la mia ombra, difficile che io riuscissi a stare senza di lei: dormiva a fianco al mio letto, senza di me non andava da nessuna parte.

Kiwi era abituata anche a viaggiare con te?

Kiwi ha sempre amato la macchina, era curiosa nei confronti di tutto quello che non conosceva e non aveva per niente paura. In macchina stava sempre in braccio e voleva il finestrino aperto per tenere fuori la testa e guardare il paesaggio.

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Grazie alle foto sulla pagina facebook Kiwi la nutria di Quartu, hai avuto modo mostrare le nutrie in un’accezione positiva e diversa da ciò che si legge sui giornali. Ci sono stati problemi o la maggior parte delle persone hanno scritto commenti positivi?

Molta gente scettica, seguendo la pagina facebook di Kiwi si è ricreduta sulle nutrie. Almeno il 99% delle persone che seguono la pagina hanno cambiato idea. Prima vedevano le nutrie come topi giganti pericolosi e dannosi… con il passare del tempo si sono ricreduti e mi sono stati molto vicini anche quando Kiwi è venuta a mancare.

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C’è qualche episodio o qualche aneddoto della tua vita con Kiwi che desideri raccontarci?

Un giorno sono stata invitata in un pub. La padrona del locale seguiva sempre la pagina facebook di Kiwi e mi ha chiesto di fargliela conoscere: il marito di questa signora aveva la fobia, quasi sveniva al pensiero che avrei portato lì una nutria! Quando l’ha vista, ha iniziato subito a coccolarla e dopo 5 minuti che la teneva in braccio, non me la voleva più ridare! L’ha tenuta in braccio e lei poi si è addormentata… poi però quando si è svegliata mi cercava: Kiwi era e rimane la mia piccolina.
Quest’anno è stato un anno davvero brutto, ho perso i cuccioli del mio cane a causa della gastrointerite. Kiwi mi stava vicina quando facevo le notti in bianco per stare accanto ai cuccioli, non mi lasciava mai sola, sentiva che stavo soffrendo. La sua presenza mi è stata tanto di aiuto in quel momento.

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Ho visto che dopo la scomparsa di Kiwi, hai adottato un altro cucciolo. Vuoi dirci qualcosa di lui?

Dopo la perdita di Kiwi ero (e sono tutt’ora) veramente a pezzi. Io e il mio compagno avevamo già deciso di prendere un’altra nutria che facesse compagnia a Kiwi. Quando purtroppo è venuta a mancare, abbiamo chiesto un incontro con le persone che hanno trovato Minù… che poi si è rivelata essere un maschio e ora si chiama Leo. Quando l’ho visto sono scoppiata a piangere, mi ricordava tanto Kiwi e subito non lo volevo, il dolore era ed è troppo forte. Poi ho capito che aveva bisogno di qualcuno che potesse prendersene cura, avendo problemi alle zampe posteriori e alla spina dorsale. Ora vive con me a casa… non è Kiwi e non prenderà mai il suo posto, però mi sto affezionando a lui piano piano.

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C’è un messaggio che vorresti lasciare ai lettori del nostro blog?

Le nutrie sono animali fantastici. Se fanno danni è perché hanno bisogno anche loro di vivere. Se si mostrano aggressive è perché qualcuno le minaccia o minaccia i loro piccoli (tutte le mamme vedendo il proprio piccolo minacciato corrono a proteggerlo). In molte regioni è consentito l’abbattimento di questi animali … perché invece di farne una strage non mettono l’obbligo a tutti i contadini di recitare il proprio terreno? In questo modo le nutrie non entrerebbero e non farebbero danni. Rispettate ciò che madre natura ha creato! Il problema del mondo non sono gli animali, ricordiamo che noi uomini siamo ospiti qui, lasciamo in pace ciò che madre natura ha creato!

Ringraziamo Natascia per averci rilasciato questa intervista e vi invitiamo a continuare a seguire la pagina di Kiwi la nutria di Quartu.

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L’INVASIONE A BERGAMO: REPORT DELLA PRIMA

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La prima di “The Invasion” a Bergamo, organizzata dalla sezione LAV locale, è stata un successo sotto molti punti di vista: in primis per la buona affluenza di pubblico, che ha potuto gustarsi in prima visione il documentario e visitare l’interessante mostra “Gli Indesiderabili” di cui fa ovviamente parte anche la nutria. La serata è stata anche impreziosita dall’intervento di Massimo Vitturi (responsabile settore caccia e fauna selvatica LAV) che ha spiegato in modo semplice e comprensibile il perché dell’odio dell’uomo comune verso gli animali protagonisti della mostra, che risultano capri espiatori e pagano colpe non loro.

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Altre gradite ospiti sono state la nutria domestica Mariah con la sua accompagnatrice Angelica Benazzi: prima della visione del documentario Angelica ha raccontato la storia del ritrovamento e della cura di Mariah e dello splendido rapporto che si è creato fra loro.

La visione di “The Invasion – A Coypumentary” è stata seguita da un momento di incontro con la regista Ilaria Marchini: un ottimo piano di riscontro per la riuscita della serata, visto che i presenti hanno seguito prima con interesse il documentario e poi hanno rivolto alla regista domande pertinenti, che hanno dimostrato che la visione del documentario ha suscitato curiosità e aperto nuovi dubbi sull’intervento umano verso questo animale.

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Ringraziamo Donato Ceci, presidente di LAV Bergamo, per aver realizzato con i suoi collaboratori questa prima perfettamente riuscita: invitiamo voi che leggete a seguirci sempre qui sul blog e sulla pagina facebook in modo da restare informati su nuove proiezioni e su tutte le altre news targate “The Invasion”.

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“ANDAR PER PENSIERI” CON LE NUTRIE

Gillipixel è un blogger poliedrico, in grado di colpire il lettore con riflessioni e ragionamenti che toccano, in maniera trasversale, vari aspetti della nostra vita.

Il blog Andar Per Pensieri è lo specchio, cristallino e limpido, in cui si specchiano i pensieri, le domande e le riflessioni di Gillipixel.
Noi di The Invasion l’abbiamo scoperto per le sue vignette dal titolo Ma robe da nutria, in cui il nostro Myocastor Coypus è utilizzato (insieme alla sempre tagliente arma dell’ironia) per farci riflettere su alcune storture del pensare comune.
Tutte le nutrie protagoniste delle strisce a fumetti di Gillipixel, a partire dal capostipite Nonno NutriUno (che sostiene di essere ancora uno dei vecchi castorini venuti dal Sud America), osservano la realtà stonata da cui sono circondate.

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Ecco come l’autore del blog ha risposto ad alcune domande che gli abbiamo posto:

Ciao Gillipixel, grazie innanzitutto per il tempo che ci concedi. Come è nata l’idea del blog Andar Per Pensieri?

Ciao ragazzi, grazie di cuore a voi (e in particolare a Ilaria) per il vostro interessamento ad Andarperpensieri. E grazie per le bellissime parole introduttive che avete voluto dedicare al mio blog. Il mio spazio web di “scribacchiamenti” assortiti festeggia giusto in questi giorni il suo settimo compleanno.
Di fatto, Andarperpensieri è nato grazie a un’amica blogger: Rosalucsemblog. Lei conosceva e apprezzava i miei scritti, e aveva esperienza nel mondo dei blog. Mi suggerì di provare e mi spiegò i passi tecnici fondamentali da fare. Fu una cosa molto estemporanea, nella pratica. In un pomeriggio di inizio estate del 2008, via chat, Rosa mi diede le direttive e io aprii il blog. Anche il nome lo improvvisai sul momento. Sembrerà strano, ma in tutto questo tempo non ho ancora capito se il titolo del mio blog mi piace o no. Però ormai il blog era associato a quel nome e così è rimasto. Come un tale che venga battezzato Genoveffo, e a forza di sentirsi chiamare così, un po’ ci si affeziona (…d’accordo, Andarperpensieri è molto meno terribile di Genoveffo…). Ci tengo invece tanto al mio nome da blogger, Gillipixel. Mi piace proprio un sacco. Quello lo coniò la stessa Rosalucsemblog e mi è molto caro. Perché condensa mille significati: Gillipixel infatti di base sono io, ma al tempo stesso è un “non-me”, un alter-ego letterario-narrante, a tratti surreale, che materializza la sua esistenza immateriale sull’onda evanescente dei pixel telematici.
Se mi giro indietro a guardare il tempo trascorso, non solo dall’inizio del blog, ma anche prima, fin dal periodo delle scuole (se non addirittura dell’asilo), mi accorgo che alla base di tutto c’è sempre stata la passione per le parole in generale e per la scrittura in particolare. Il punto è che ci ho messo un bel po’ di anni per rendermene conto. Che mi piacesse (e anche tanto) scrivere, l’ho capito piano piano, nel tempo. Il blog ha rappresentato una tappa importante nella conferma e nel rafforzamento di questa consapevolezza. Spero che simili affermazioni non suonino come delle banalità di facciata. Quando dico passione per la scrittura, non parlo di una specie di hobby o passatempo. Intendo proprio una dimensione che entra con grande intensità fra le componenti fondamentali della vita. Scrivere è tante cose: è una sorta di autoterapia mentale, è una forma di esplorazione interiore. E’ gioco, rito, meditazione, esplorazione, avventura, è libertà sconfinata. Nella scrittura sta celato un tipo di “sacralità” profondissima, forse la più profonda. E’ possibilità di ritirarsi in un proprio mondo fantastico, fatto di parole che al tempo stesso posseggono capacità vastissime di incidere sulla “realtà realizzata e realizzante”. La scrittura fornisce uno dei mezzi di trasporto più potenti che esistano: scrivendo puoi viaggiare laddove nessun altro veicolo ti potrà mai condurre. Scrivere tira fuori la bellezza che hai dentro. Quando scrivo provo gioia, mi commuovo, mi esalto, godo, provo un senso di espansione, di “ulteriorità”, di annullamento delle barriere e dei limiti. E, come mi piace dire spesso un po’ per scherzo, la cosa più bella è che tutti questi effetti li puoi ottenere senza drogarti e senza bere nemmeno un goccio: è sufficiente mettersi alla tastiera, o davanti a un foglio con la biro in mano, e partire a scrivere.

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Per te cosa rappresenta scrivere nel blog?

Come accennavo prima, nel blog ho trovato la possibilità di dare un tipo di coronamento particolare, alle tante idee, emozioni, suggestioni riguardanti la scrittura, che già da tempo nutrivo dentro. Il blog ha amplificato un po’ tutto, in un certo senso. Non credo molto a chi sostiene di scrivere solo per se stesso. In larga parte è anche così, ci mancherebbe, altrimenti mi contraddirei rispetto ai pregi della scrittura che ho elencato prima. Ma secondo me, in fondo in fondo, si scrive per arrivare agli altri. E anche per sentirsi dire che si è bravi a scrivere, non lo si può negare. O meglio, per sentirsi dire che qualcosa, nell’intimo del lettore, grazie a un nostro scritto, è stato sfiorato e messo in luce.
A mio avviso, la forza del blog sta nell’offrirti questa e altre possibilità del genere, in una forma potenziata. Scrivi un testo e pochi attimi dopo puoi arrivare ad un numero virtualmente elevato di lettori. Che poi nella realtà (almeno, nel mio caso) questo non accada quasi mai, è un altro discorso. Internet è un “mare magnum” indicibilmente dispersivo, non c’è bisogno che lo ricordi io. Ma l’importante è sapere che il tuo scritto non è stato messo a raccogliere polvere in un cassetto. Sai che potrà sempre passare di lì qualcuno che viene catturato dalla tua scrittura. E’ questa la “magia” del blog.
C’è da aggiungere che il mio modo di scrivere confligge alquanto con le regole di internet, le quali prevedono velocità, immediatezza, sintesi estrema, capacità di fare colpo in pochi attimi, semplificazione dei concetti ai fini di una loro maggiore “appetibilità” comunicativa. Di questi fattori, ho sempre tenuto conto solo in minima parte. In questa prospettiva, il mio è un blog molto anomalo. Scrivo sempre come se scrivessi nell’ottica di pubblicare su carta. E’ una sorta di piccolo “autoinganno” che mi infliggo volentieri, pur di non rinunciare al mio modo di intendere la scrittura. Quando scrivo, voglio divertirmi, nel senso più nobile del termine. Voglio che sia un’operazione gioiosa, il cui risultato, possibilmente, giunga a donare qualche scintilla di bellezza a chi leggerà. Tutto ciò si ottiene solo con la lentezza, con la sedimentazione dei concetti, con la riflessione che si prende il tempo necessario. Non mi importa, se così facendo, perdo per strada potenziali lettori. Tanto per dire: la metà di chi aveva iniziato a leggere queste mie risposte, sarà ormai seduta su una panchina ai giardinetti, col cane già “pisciato”; un altro quarto avrà acceso la tele su RaiGulp; buona parte dei rimanenti starà cercando un paio di infradito a nolo su “trading-fuffa-online.it”; ma è per quei tre che hanno avuto la pazienza di continuare ad ascoltarmi, che mi piace scrivere e mi piace pensare di continuare a scrivere.
Con questo, non intendo dipingermi come il martire dell’idealismo narrativo, e nemmeno dedicarmi a pratiche di snobismo applicato. Ogni volta che l’uomo si produce in una qualche forma di “espressione”, intendendo il concetto nel senso più vasto possibile (dal contadino che vanga un quadrato d’orto per seminare i peperoni, a Michelangelo che dipinge la volta della Sistina) il fine da perseguire deve essere sempre la bellezza (fatti salvi gli aspetti di utilità e convenienza del caso). Non scrivo come scrivo, dunque, per fare lo snob o l’originale a tutti i costi. Lo faccio solo perché sento che la mia via al raggiungimento di qualcosa di bello, passa per questi modi di fare. Magari sbaglierò; magari i risultati non saranno sempre lusinghieri; magari nel tempo cambierò idea e prospettiva. Ma per il momento, così mi sento di fare.
Di fatto, Andarperpensieri è sempre stato un blog seguito da pochi lettori, ma c’è un risultato di cui vado molto fiero: il gradimento maggiore l’ho sempre ricevuto da parte delle donne. Se uno si prende la briga di passare in rassegna i miei scritti, andando indietro sino a quelli più “remoti”, noterà che i commenti più lusinghieri sono stati lasciati da esponenti del lato femmineo del “corpo lettorale”. Questo fatto mi suscita curiose e buffe riflessioni. Da una parte, mi domando se ciò sia dovuto a una particolare sensibilità presente nelle cose che scrivo e nella forma in cui le scrivo (forse non sarà così, ma almeno mi piace pensarlo…). Per altri versi invece, non posso non constatare la singolarità del fenomeno: potete credermi se vi dico che nella realtà, sono tutt’altro che uno sciupafemmine. Così, mi ha sempre fatto un po’ sorridere questo interesse femminile che suscito, quando vesto i panni della mia “identità scritta”. Tanto che spesso mi viene da pensare: “…Ah…se le persone fossero fatte non di corpi, voci e movenze, ma solo di parole scritte…beh, che gran playboy che sarei!!!…”.

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Quali sono le tematiche che ti stanno più a cuore?

Se mi è concesso di sfoderare per un attimo il mio miglior tono da fanfarone, ti rispondo così: tutte. Non c’è una tematica che non mi stia a cuore, in teoria. Ma al di là delle intenzioni facete, credo che anche in questa battuta ci sia qualcosa di vero, e tra l’altro sta celato proprio nel nome del blog, Andarperpensieri. Nel senso: se “vai per pensieri” con mente aperta e atteggiamento di ascolto, ogni argomento che ti passa per la testa diventa buono per riflessioni e considerazioni in merito.
Parlavo prima del “divertimento”, che ritengo ingrediente necessario del mio scrivere, nell’auspicio di riuscire a trasmetterlo a chi legge. Non dimentichiamo che “divertire” da un punto di vista etimologico deriva da “di-vertere”, ossia “deviare”, “volgere altrove, a partire da”. In generale, dunque, per ogni argomento che mi capita di affrontare, è più l’atteggiamento di fondo a cui tengo: ossia, ogni volta mi sforzo di inseguire i pensieri che mi portano a osservare le cose del mondo e della vita da punti di vista non comuni.
Detto questo, per rispondere in modo più ortodosso alla domanda, aggiungo che anche il mio blog ha i suoi argomenti prediletti. Prima di tutto la letteratura; poi l’arte; e poi la filosofia. E non necessariamente in quest’ordine d’importanza. Molti dei miei scritti nascono da passi interessanti letti su libri. Chi nutre passione per la scrittura, è inevitabilmente anche un lettore accanito. Tendenzialmente, leggo tutto ciò che di scritto mi capita sotto gli occhi. Ho sempre fatto così, fin da piccolo. L’ho raccontato anche sul blog: essendo io campagnolo d’origine, ricordo ancora molto vivamente lo stupore che mi prendeva, in occasione delle rare spedizioni in città, sul sedile dietro della macchina di mio babbo. Questo stupore mi derivava dalla marea di scritte che vedevo in ogni strada: nomi di negozi, cartelloni, segnali…leggevo tutto come fossero frasi di un racconto, o di un romanzo, magari spesso anche senza capire il senso di quelle parole, il che ne amplificava probabilmente il fascino misterioso ai miei occhi di bimbo. La mia scrittura dunque si forma spesso come continuazione “naturale” delle mie letture.
Una categoria del blog alla quale sono stato abbastanza fedele nel tempo è quella da me individuata con l’etichetta “epifanie del lettore”. Con “epifanie” intendo quei momenti in cui, durante la lettura di un libro, rimani come folgorato da un concetto, da un’immagine, da un’idea, la quale finisce poi per mettersi in risonanza con altre tue riflessioni già fatte, altre considerazioni già visitate. E’ così che a mio parere si alimenta la nostra conoscenza e si forma in noi la nostra visione del mondo.
C’è poi una specie di regoletta che cerco di rispettare: in generale, tendo a evitare gli argomenti sui quali sento di non avere la necessaria competenza, o che ritengo eccessivamente complessi per le mie capacità di analisi (leggi in particolare le questioni politiche o i grandi temi d’attualità). E’ anche vero che l’Italia rimane pur sempre la patria dei milioni di commissari tecnici, e il diritto di prodursi in argomentazioni da bar non è negato a nessuno. Magari sarà successo anche a me di scrivere dei bei luoghi comuni con tutti i crismi, ma se appena posso, mi sforzo di mettere, in ogni scritto, almeno una mia riflessione personale, qualcosa che, anche se modesta, sento di poter dire solo io, evitando di fare l’eco ad affermazioni che si potrebbero sentire comunemente e banalmente al termine di una briscola con annesso bianchino d’ordinanza sul tavolo.
A volte, per via di questa “scelta”, temo di apparire al lettore una persona fuori dal mondo e indifferente alle cose che accadono intorno a me. Ma posso garantire che non è assolutamente così. Nel mio piccolo, sto attento all’attualità e m’interesso di politica, cerco di rimanere informato un po’ su tutto. Nessuno può permettersi di ignorare le dinamiche del mondo in cui vive. Tuttavia, diciamo che col mio blog, ricerco la “profondità” percorrendo altre strade.
Nel corso di sette anni di blog, ci sono stati anche momenti di forte calo dell’ispirazione, ho pensato più volte che la mia “vena narrativa” si fosse inaridita. Ma poi sono intervenute delle specie di “sorprese”, che mi hanno dato nuova linfa ed entusiasmo per continuare. Una di queste belle iniezioni di fiducia è venuta dalla collaborazione con Kika, curatrice del blog “Le muse di Kika”. Ci sono capitato su un giorno, non ricordo come, e subito mi ha affascinato un gioco proposto da Kika ogni venerdì: lei prende un quadro, di autore più o meno celebre, nel quale è ritratta una donna, si studia l’abbigliamento del soggetto e lo ripropone in chiave rivisitata, con tanti riferimenti anche all’ambientazione e all’atmosfera dell’opera. Mi è piaciuta così tanto questa cosa, che mi sono messo a commentare, proponendo un gioco nel gioco: ogni volta, suggerivo una possibile sosia della donna ritratta, pescata fra i volti famosi dello spettacolo, del cinema, ecc. Kika mi ha suggerito di farne un appuntamento fisso in parallelo sul mio blog, ed è così che è iniziata la rubrichetta del venerdì “Le muse di Kika van per pensieri”.

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Come è nata l’idea di “Ma robe da Nutria”? Hai sentito una spinta interiore per schierarti dalla parte delle nutrie?

Ecco, anche l’idea delle vignette dedicate alle nutrie mi ha fornito una buona dose di linfa creativa nuova per il blog. Più che schierarmi io dalla parte delle nutrie, sono state loro ad adottarmi. Nel senso che conoscevo questo animaletto più che altro per sentito dire e soltanto sulla base dei luoghi comuni che girano sul suo conto. Ma è da quando ho creato le prime vignette di “Ma robe da nutria”, che sono venuto a conoscenza di una realtà più ampia, riguardante questa “anomalia faunistica”.
Anche se mi piace mantenere in sospeso l’identità di Gillipixel, collocandolo nel suo ideale territorio denominato Gillipixiland, si sarà capito che vivo poco distante dal Grande Fiume, in una zona dove la fatidica bestiola abbonda. Non ci avevo mai riflettuto più di tanto, ma se abiti in questi posti, non puoi non accorgerti della presenza di questo animaletto. E’ una realtà che spesso ti viene spiattellata nei denti in modo drammatico, con le troppo frequenti carcasse di poveri esemplari investiti lungo le strade più trafficate. Oppure si manifesta in una sorta di anarchica esuberanza distorta e proliferante, quando capita di notare veri e propri reggimenti di questi toponi king-size, sulle rive dei fossi o di altri piccoli specchi d’acqua.
Se la si considera con attenzione, la storia della nutria irresponsabilmente introdotta dall’uomo in queste zone, è una fonte inesauribile di storture e contraddizioni. Che dietro questa storia si celasse un potenziale narrativo interessante, lo pensavo già da un po’. L’idea più “antica” di farne una vignetta, venne fuori fra le chiacchiere fatte con delle amiche, alcuni anni fa. La cosa rimase allora a livello di vago spunto, ma l’idea mi è ronzata in testa a lungo. Mi aveva sempre frenato la questione grafica: non ho abilità da disegnatore tali da permettermi di corredare le mie “sceneggiature” con immagini degne di questo nome. Alla fine però, ho pensato che questa mia “carenza” poteva essere in qualche modo ribaltata in una specie di pregio. Mi sono inventato questa forma grafica piuttosto ripetitiva e “burocratica”, che in qualche modo riflette come le nutrie vengono percepite nel distratto immaginario comune di chi le osserva senza sapere più di tanto sul loro conto, magari vedendole solo passando in macchina sulla provinciale o avendone sentito parlare in piazza, da qualcuno che ne sa ancora meno. La nutria nella pianura padana (che, non dimentichiamolo, insieme alla Ruhr tedesca, è il territorio più inquinato d’Europa) rappresenta a suo modo un frutto dell’industrializzazione, o per meglio dire, un suo effetto collaterale indesiderato. In questo senso, mi è parso di poter rendere bene questa nutria intesa come “prodotto industriale”, con la mia grafica standardizzata e monotona, in una forma di raffigurazione che in qualche modo riflette l’inquinamento mentale (oltre che fisico) connesso a tante realtà attuali del territorio padano.
Come accennavo prima, ho cominciato a fare le vignette, conoscendo solo poche generiche informazioni riguardo alle nutrie. Da questo punto di vista, sono state proprio le nutrie ad “adottarmi”, perché, soprattutto da quando ho deciso di trasportare le mie vignette su Facebook nella pagina “Ma robe da nutria” (che ora va di pari passo coi contenuti di Andarperpensieri), con mio stupore ho attirato l’attenzione di alcuni fan della pellicciosa bestiola (com’è successo con voi), e ho cominciato a imparare cose nuove in merito. La parte più sorprendente è stata quando ho saputo che le nutrie si possono addomesticare e ogni volta che ne vedo una in un video, mentre segue il “padrone” come un cagnetto o si fa fare i grattini come un micio, rimango sbalordito, pensando soprattutto a quanto poco ero informato su questa bestiola.

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Come mai la scelta della vignetta comica?

Un po’ tutto il blog è percorso da una vena di ironia di sottofondo, che mi viene abbastanza naturale quando scrivo. Se ci si guarda un po’ intorno e si considera la realtà in cui siamo immersi, possono venire in mentre tre diverse reazioni. La prima, sarebbe dotarsi di un arsenale di tutto rispetto e cominciare a far fuoco. La seconda, rivolgere le medesime armi contro se stessi e farla finita una volta per tutte. La terza, è armarsi invece di massicce dosi di ironia che aiutino a sopportare il non-senso straripante da cui siamo circondati. Siccome sono sempre stato una persona propensa alle soluzioni pacifiche, non ho fatto fatica a scegliere la terza alternativa. A parte le battute (il che è a sua volta una battuta, in una frase del genere…), considero l’ironia e l’umorismo come dimensioni fra le più nobili e alte esprimibili dall’animo umano. L’ironia è l’elemento costitutivo di una delle forme espressive più peculiari della modernità, “l’arte del romanzo”, che non a caso da molti critici viene fatta iniziare con il Don Chisciotte di Miguel De Cervantes.
Per tornare a noi: la vicenda delle nutrie nei nostri territori trabocca di insensatezza e quindi più che mai mi sembrava opportuno trattare il tema da un punto di vista ironico. La nutria è un animaletto maldestramente trapiantato in un territorio che non era il suo: qui viene perseguitato con ferocia, e tutto per l’irresponsabilità iniziale dell’uomo. Se si tiene in sospeso per un attimo la drammaticità del fatto che è in gioco la vita di un essere vivente, ne risulta una storia dai tratti davvero surreali.
La vignetta comica mi ha sempre affascinato, come forma espressiva. Nelle mani di grandi autori, ha raggiunto livelli geniali. Per me la vetta insuperata rimangono Charlie Brown, Linus Van Pelt, Snoopy e compagnia. Per certi aspetti, le mie nutrie (come sarà anche evidente) traggono indegna ispirazione proprio dai Peanuts. Se non per altro, almeno per la struttura a quattro riquadri, che mi sono accorto essere congeniale ad un modo di “sceneggiare” le storie, rapido e condensato con la giusta misura dei “tempi comici”. Le mie nutrie però sono lievemente più “cattive” dei Peanuts, e a volte si concedono battutacce alquanto ruvide. Questo credo sia dovuto all’altro mio grande modello di riferimento, per quel che riguarda l’umorismo fumettistico: Alan Ford e il Gruppo TNT, della mai troppo lodata ditta Magnus & Bunker. Ovviamente, guardo a questi grandi come a fari lontanissimi e irraggiungibili sul mio orizzonte. Ma anche se i miei risultati sono al confronto soltanto dei flebili e rozzi tentativi comici, ritengo importante in ogni caso fare riferimento sempre a modelli alti.
Accenno ancora solo ad un ultimo aspetto delle mie nutrie al quale tengo, e che forse rappresenta anche il loro tratto più originale. Fin dall’inizio, mi è piaciuta l’idea di renderle con un certo alone intellettualoide da strapazzo. In questo vedo una sorta di risposta al non-senso della loro condizione, emblematica di tanti altri non-sensi più generali, diffusi sul territorio in cui loro malgrado si sono ritrovate a vivere. Le mie nutrie si comportano come un tizio che, vedendosi circondato da pazzi, non trovi miglior soluzione se non rifugiandosi in una follia ulteriore, ma di qualità più raffinata e portatrice di valori molto più sottili. E’ come se, essendo nate e vissute da sempre in un mondo di matti, non potessero fare a meno di esserlo anche loro, perché non hanno mai avuto l’esempio di una creatura normale in vita loro.
Concludendo, è quasi superfluo dire che le mie nutrie non hanno “pretese animaliste”: non potrebbero nemmeno permetterselo, perché non ho le competenze necessarie per poter parlare con cognizione di causa di un simile problema ambientale, così complesso e sfaccettato. Però, spero che con il loro stile bizzarro, con la stramberia, con l’ingenuità spiazzante sprizzata da ogni pelo, contribuiscano nel loro piccolo a tener viva l’attenzione su questo animale fin troppo ingenerosamente bistrattato.
Con questo mi congedo e vi saluto, cari amici di The Invasion, ringraziandovi ancora tanto per la vostra gentile ospitalità. Mi scuso se sono stato “leggermente prolisso” (il virgolettato è da leggersi con intonazione Villaggesca-Fantozziana…) e do appuntamento a tutti con le nuove avventure in compagnia di Nutrifolato, NutriABS, NutriSteso e tutta l’allegra brigata di “Ma robe da nutria”.

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ONALIM E LA NUTRIA DI EXPOSONG

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Nel videoclip di “ExpoSong”, canzone molto ironica e sagace dedicata a Expo 2015, a fare da filo conduttore è una simpatica nutria-mascotte.
Abbiamo intervistato la blogger Isabella di Onalim, che ha scritto e ideato la canzone assieme al cantautore Pablo Ciallella.

Ciao Isabella! Sul tuo blog ami raccontare le tante anime di Milano: ironica, sentimentale, buffa, colorata, solidale e imperfetta. Quando è nato il blog? Per quale motivo le tue muse ispiratrici sono “le papere del naviglio che nuotano controcorrente”?

Il blog è nato quattro anni fa per raccontare una Milano al contrario che quasi non esisteva. Milano negli ultimi anni ha invertito rotta ed è diventata molto più accogliente e quindi oggi Onalim è più un racconto sereno della città. Proprio quando nasceva il blog avevo notato che le papere del naviglio nuotavano controcorrente, che seguivano la loro personalissima strada incuranti delle mode milanesi. Sono diventate subito le muse ispiratrici del blog.

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Lo scorso anno hai vinto la prima edizione di Explog, concorso indetto da Milano ODD, con il post “Expo 2015 sarà per Milano un’occasione straordinaria”. Ed è proprio da quel post e dall’incontro con il cantautore Pablo Ciallella che è nata “ExpoSong”. Raccontaci qualcosa di più…

Sì, un anno fa ancora nessuno parlava di Expo, era troppo presto. E così avevo deciso di scrivere un post composto solo da domande, alcune ispirate alla cronaca e altre surreali. Dopo qualche mese ho conosciuto Pablo. Eravamo in stazione centrale quando gli ho chiesto “Vuoi scrivere una canzone partendo da un mio testo?”. Pablo mi ha chiamato tre giorni dopo, l’aveva scritta. Me l’ha cantata ed era bellissima. Pablo aveva compreso lo spirito. Ero commossa. Poi ha posato la chitarra e guardandomi spaesato mi ha chiesto “Isabella, ma cos’è l’Expo?” Pablo ha talento, non avrei mai voluto fare questa canzone con un altro.

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Sei tu ad aver curato la realizzazione dei bellissimi disegni animati che si vedono nel videoclip della canzone? Perché è stata scelta proprio la nutria come mascotte?

Sì, li ho fatti io. Ho passato due mesi a disegnare giorno e notte. La nutria è un animale che vive a Milano, buffo, pacifico, poco conosciuto e ingiustamente maltrattato. Mi sembrava perfetto per il ruolo da protagonista.

Abbiamo letto che una tua foto con la nutria di “ExpoSong” è ora esposta alla mostra “People of Expo”. Ci sono state altre occasioni di celebrità per la nutria-mascotte?

Sì la nutria di ExpoSong dal naviglio della Martesana è approdata nel salotto buono di Milano. Le occasioni, se ci saranno, ci troveranno sull’attenti.

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Leggendo il tuo blog, abbiamo visto che le nutrie sono un soggetto che più volte ha animato la tua curiosità. Ne vedi molte lungo i navigli? Dove le hai incontrate per la prima volta?

E’ stato sul naviglio della Martesana. Ho visto una nutria nuotare usando una fetta di pane come una tavoletta da piscina e poco più avanti una colonia di nutrie lavarsi energicamente pancia e schiena mostrando i dentoni arancioni. Sono rimasta folgorata. La prima volta che ho visto le nutrie le ho scambiate per delle pantegane. Per farmi perdonare dovrò portarne almeno una fino al red carpet.

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Ringraziamo Isabella e vi lasciamo all’ascolto e alla visione del videoclip di Exposong:

 

Potete leggere il testo della canzone cliccando qui http://www.onalim.it/2015/01/20/exposong-cosa-succedera-a-milano-durante-lexpo/

UNA VIDEO DEDICA PER MAHO IL PIRATA

 

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Oggi vi proponiamo un video su Maho il Pirata, nutria di cui avevamo già parlato in precedenza in un’intervista alla sua salvatrice Moni, che potete rileggere qui: https://theinvasioncoypumentary.wordpress.com/2014/06/05/il-pirata-maho/
Nel documento filmato potete ammirare il Pirata che ancora oggi di tanto in tanto torna a salutare la sua umana preferita.
Buona visione!

LA NUTRIA IN UN CLICK: ECCO I VINCITORI!

Ed eccoci, come promesso, alla proclamazione dei vincitori del concorso fotografico “La Nutria In Un Click”. 

Prima di tutto grazie ai nostri giurati Deborah Spina, Massimiliano Mattioni, Massimo Laurenzi e Samuele Venturini per aver valutato con imparzialità e professionalità tutte e 114 le foto pervenuteci.

La votazione ha dato luogo a due ex-aequo: abbiamo infatti due vincitori assoluti e due fotografi al secondo posto. Per cui la decisione più logica è stata quella di premiare 5 partecipanti anzichè i classici tre.

Ecco le foto vincitrici:

1° classificati, con punteggio 34/40:
“Lotta” di Alessandro Silvestri

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“Che noia che barba!” di Stefano Zanetti
79 - Che noia che barba!2° classificati con punteggio 33/40:
“Le coccole” di Angelo Blasioli
14 - Le coccole“In posa” di Andrea Mattiuzzo
101 - In Posa
3° classificato con punteggio 32/40:
“Senza titolo” di Angelo Gabelli

21 - senza titolo

I vincitori verranno contattati in privato ad inizio 2015 per concordare la consegna dei rispettivi premi, che sono attualmente in fase di preparazione.
Ricordiamo che tutte le foto in concorso saranno pubblicate prossimamente in un apposito album sulla nostra pagina facebook, inoltre verranno inserite nel dvd del documentario.
Ancora complimenti ai vincitori e grazie a tutti i partecipanti!

 

BUONE FESTE… CON LE BELLE FOTO DI JULIANE MEYER

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Nell’augurarvi Buon Natale e felice anno nuovo, vi regaliamo l’ultimo articolo di blog del 2014: un’intervista alla bravissima fotografa Juliane Meyer.

Ciao Juliane, presentati ai lettori del nostro blog

Mi chiamo Juliane Meyer e vivo in Germania, nella bella landa di Luneburgo. Quando non sono in giro con i miei animali, mi dedico alle mie due professioni: sono un Ingegnere in idraulica e geotecnica e poi sono anche una fotografa naturalista.

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C’è un feeling particolare che ti lega a gatti, cavalli e nutrie? O sei legata a tutti gli animali in generale?

Mi piacciono tutti gli animali: i serpenti e i ragni mi attirano come i gatti, i cani oppure le nutrie. Ma i “pelosi” mi piacciono particolarmente.

 

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Chi ti ha trasmesso la passione per gli animali? Quanti ne hai?

Ho sempre amato gli animali. Fin da bambina li osservavo e trascorrevo il mio tempo nelle stalle delle fattorie oppure nei pascoli con cavalli, maiali e buoi. Per me una vita senza animali è impensabile! Viviamo con 3 cani, 2 gatti, 2 maialini nani e 2 nutrie. Usano l’intero spazio della nostra proprietà e si rispettano a vicenda.

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Le tue fotografie riescono a catturare appieno la sintonia fra animali e uomo. Cosa pensi che si possa fare per migliorare il rapporto uomo natura?

Con le mie foto cerco di esprimere alla gente l’ anima, la passione e l’ umore che è in ogni animale. Oltre alle nutrie, anche i maiali sono tra i miei animali preferiti. Quando si entra in relazione con gli animali, non si può non amarli.

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Come è nata l’idea di fare un calendario 2015 con le nutrie? Come si può ordinare?

E’ da tempo che ricevo richieste di calendari con nutrie, con maiali e pappagalli ara. Così li ho realizzati quest’anno attraverso la piattaforma Calvendo. Sono stati accettati e possono essere ordinati anche su Amazon.

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Cosa ci puoi dire della nutria Nuki? Come è entrata nella tua vita?

Dunque, Nuki è, per così dire, una vittima dell’alluvione del fiume Elbe dell’estate 2012. Fu portato al parco animale Nindorf e allevato da Tanja Askani (esperta di lupi). Nel giugno 2012 il piccolino venne da me perchè Tanja cercava un bel posto per lui. Fummo subito d’accordo: non poteva restare da solo. In agosto Tanja ricevette la nutria Mummel in un parco animale, che da allora è la compagna di Nuki. Nuki è stato sterilizzato e da allora i due vivono insieme nel nostro giardino con lago e con tutti gli altri. Ogni tanto vengono anche in casa per “spolverare” un po’ di pane secco e banane… sempre carote dietetiche e insalata sono noiose!

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Ringraziamo Juliane per la sua testimonianza, tesa a rimarcare come il rapporto uomo/nutria può essere proficuo per entrambe le specie. Per chi fosse interessato, il calendario è acquistabile su Amazon a questo link: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=Funny+Nutrias&rh=i%3Aaps%2Ck%3AFunny+Nutrias

Ringraziamo inoltre la nostra amica Pro Nutria per la traduzione dal tedesco.

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LA NUTRIA IN UN CLICK: ORA TOCCA ALLA GIURIA

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La prima fase del concorso fotografico “La Nutria In Un Click” si è conclusa, e siamo molto soddisfatti!!
Sono infatti più di 40 le persone che si sono iscritte al nostro concorso, anche con felici parentesi internazionali dalla Germania e dal Giappone.
A breve la giuria comincerà a vagliare gli scatti inviati, che sono stati ben 114!! Un’ottimo traguardo per un animale così poco conosciuto ed amato.
Ringraziamo ProgEco – Ambiente & Natura, GEKO Studio Fotografico e tutti coloro che ci supporteranno in quest’ultima fase.
Le foto del concorso saranno rese pubbliche, successivamente alla premiazione, sulla nostra pagina facebook e raccolte in un album con l’indicazione del partecipante in didascalia. Inoltre verranno inserite nei contenuti speciali del DVD di “The Invasion – A Coypumentary”!
Vi esortiamo a rimanere collegati per seguire gli sviluppi sia del concorso fotografico che del documentario.

LA NUTRIA DAMOCLE E LA CRICCA DI MOLENTARGIUS

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Abbiamo intervistato Michele The Sea, autore di divertenti strisce a fumetti con protagonisti gli abitanti del Parco Molentargius-Saline, in Sardegna. Il suo è uno stile che ricorda un po’ Lupo Alberto di Silver, troviamo infatti personaggi eterogenei: la nutria Damocle, l’anatra Germano, il fenicottero Pericle, il gongilo Maciste e molti altri.

Ciao Michele! Presentati ai lettori del nostro blog.

Innanzitutto un saluto a tutti gli amici di “The Invasion”. Io mi chiamo Michele Dessì, in arte Michele The Sea e cerco di occuparmi di illustrazione, uso il verbo “cerco” in quanto ho iniziato relativamente da poco a impegnarmici seriamente, e purtroppo ho notato che è un campo non molto facile, ma per fortuna sono abbastanza testardo e non demordo facilmente quando qualcosa mi piace. Finora mi sono ritrovato a fare diversi tipi di lavori e saltuariamente mi capitano anche lavoretti di grafica, che vanno dalle T-shirt alle stampe su tela, dalle illustrazioni scientifiche ai fumetti, insomma dove c’è da disegnare io ci sto a fagiolo! La mia formazione è autodidatta.

Da quanto tempo disegni? Come è nato questa tua passione?

Disegno da che ho memoria, e come tutti i bambini ho iniziato a scarabocchiare appena sono riuscito a tenere in mano un pastello, e da quel giorno non ho più smesso.
La passione per il disegno è nata probabilmente per merito dell’amore che provo per gli animali, infatti passavo molto tempo a copiare dalle enciclopedie animali di qualsiasi genere; carnivori o erbivori, pelosi o squamati, volanti o striscianti, viventi o estinti.

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Oltre al web, ci sono state pubblicazioni cartacee delle tue striscie a fumetti? I tuoi soggetti sono stampati anche su t-shirts?

Purtroppo ancora niente di cartaceo, come dicevo poc’anzi ho iniziato da poco, quindi chissà, magari in un futuro prossimo, e la cosa non mi dispiacerebbe affatto.
Per quanto riguarda le T-shirt invece ci sto lavorando, qualche grafica è già disponibile, ma per quanto riguarda i personaggi de “La cricca di Molentargius” bisognerà aspettare ancora qualche giorno.

Il tuo fumetto “La cricca di Molentargius” da dove trae ispirazione? Come è nata l’idea? Di che cosa parla?

Il mio fumetto trae ispirazione dal Parco Naturale Regionale di Molentargius, ritenuto una delle aree umide più importanti d’Europa, e la mia fortuna è averlo a neanche 10 minuti da casa, quindi tra una passeggiata e l’altra, tra un fenicottero ed un germano reale la fantasia è continuamente stuzzicata e stimolata a rendere omaggio alla meraviglie del parco. L’idea quindi è quella di parlare del parco sia nel bene che nel male, e far notare le qualità ma anche le cose che non vanno, e trovo che, soprattutto queste ultime, se denunciate da un abitante del parco peloso, coi dentoni arancioni e alto una quarantina di centimetri rimanga più impresso.

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Quindi la nutria Damocle esiste realmente! L’hai davvero incontrata?

Sì, Damocle o Damy, come ormai tutti la chiamano, esiste davvero. Qualche tempo fa fu avvistato accanto ad una delle tante fermate dell’autobus che costeggiano il parco, e la cosa divertì tanto la gente che fu fotografato e postato sulla pagina facebook di Spotted Quartu, e da lì poco passò che fu battezzato e ritratto in un fumetto.

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Quindi deduco che anche in Sardegna sono presenti le nutrie. Sono numerose? Come sono percepite dalle persone?

A Molentargius le nutrie ci sono da circa 8 anni, ma ammetto che non ne ho mai vista una prima di un anno e mezzo fa circa, quindi credo che non ce ne siano tante, anche perché gli avvistamenti successivi sono stati abbastanza radi per quanto mi riguarda.
Purtroppo c’è chi le accusa di essere portatrici di malattie e devastatrici di habitat delle specie autoctone, ma per fortuna in tanti sembrano vederle di buon occhio e spero che Damocle aiuti a far apprezzare maggiormente questo animaletto, che già in passato ne ha viste abbastanza.

Come hai scoperto la pagina di Willy il Castorino? Cosa ne pensi?

Visto l’argomento del fumetto volevo saperne di più sulle nutrie, quindi cercando su youtube sono incappato in un video che aveva Willy come protagonista, e l’amore è nato praticamente a prima vista. Da lì ho scoperto la pagina facebook e non ho potuto che condividere il messaggio che vuole trasmettere.

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Ringraziamo Michele The Sea per il contributo e vi invitiamo a dare un’occhiata ai suoi recapiti web!
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Portfolio: http://michelethesea.daportfolio.com/
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CONCORSO FOTOGRAFICO “LA NUTRIA IN UN CLICK”

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Ci siamo!

Per supportare l’uscita del documentario “The Invasion – A Coypumentary” abbiamo deciso di promuovere un concorso fotografico sulla nutria.

“LA NUTRIA IN UN CLICK” si propone lo scopo di puntare l’attenzione sul Myocastor Coypus come soggetto fotografico per i fotografi, professionisti e non, che amano la natura e gli animali.

Qui di seguito trovate il regolamento del concorso. Cosa aspettate? Non vediamo l’ora di ammirare le vostre fotografie.

SCARICA QUI IL REGOLAMENTO -> Concorso Fotografico La Nutria In Un Click

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE -> [NIUC] – SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

 

CONCORSO FOTOGRAFICO: “LA NUTRIA IN UN CLICK”

Art. 1: ORGANIZZAZIONE
Il concorso è organizzato dallo staff creativo di Silos Production in collaborazione con l’Associazione ProgEco – Ambiente & Natura e GEKO Studio Fotografico di Roncoferraro (Mn) e rientra fra le iniziative collegate a “The Invasion – A Coypumentary”.

Art. 2: TEMA E OBBIETTIVI DEL CONCORSO
Il tema proposto è “LA NUTRIA IN UN CLICK” ed è riferito alle fotografie di animali della specie Myocastor Coypus.
Il concorso vuole essere soprattutto un modo per attrarre l’attenzione dei partecipanti verso questa specie, nei confronti della quale c’è ancora poca conoscenza: si tratta dunque di un incentivo ad avvicinare questi animali mediante la fotografia.
Verranno premiati i primi tre classificati.
Tutte le foto partecipanti saranno rese pubbliche, successivamente alla premiazione, sulla pagina facebook “The Invasion – A Coypumentary” e raccolte in un album con l’indicazione del partecipante in didascalia, inoltre verranno inserite nei contenuti speciali del DVD del documentario “The Invasion – A Coypumentary”.

Art. 3: PARTECIPANTI
Il presente concorso è aperto a tutti, appassionati o professionisti di tutte le età senza vincolo di nazionalità, previa compilazione del modulo di partecipazione in ogni sua parte e nel rispetto di tutte le regole sotto presentate.
Ogni partecipante può presentare da 1 a un massimo di 3 scatti.

Art. 4: CARATTERISTICHE DELLE FOTO
Le foto dovranno rigorosamente ritrarre nutrie viventi.
Non sono ammesse foto con evidenti ritocchi, fotomontaggi, o con scritte grafiche.
La risoluzione è libera ma con dimensione non inferiore a 1024x768px.
La fotografia può essere candidata soltanto da parte dell’autore, il quale dovrà dichiarare e garantire:
-di possedere tutti i diritti sull’opera;
-che l’opera non lede alcun diritto di terzi;
-che l’opera non viola alcuna legge vigente;
-di essere titolare di ogni diritto morale e patrimoniale d’autore.
In ogni caso, l’autore solleva gli organizzatori da tutte le responsabilità.
La Giuria si riserva il diritto, a sua discrezione, di escludere ogni immagine pervenuta che non sia in linea con i requisiti indicati nel regolamento. Il giudizio della Giuria è insindacabile ed inappellabile.

Art. 5: REGOLAMENTO
Inviare il modulo compitato in ogni sua parte, e le foto (al massimo 3 per ciascun partecipante), all’indirizzo info@theinvasion.it, entro e non oltre il 31 ottobre 2014.
La comunicazione dei vincitori sarà fatta sulla pagina facebook “The Invasion – A Coypumentary” entro e non oltre il 31 dicembre 2014.
Eventuali indicazioni e informazioni sul concorso fotografico e sul presente regolamento potranno essere richiesti a info@theinvasion.it

Art. 6: RISULTATI GENERALI E PREMI
Ogni foto sarà valutata dalla Giuria di fotografi, biologi e naturalisti. La Giuria sarà composta da almeno tre membri.
I primi tre vincitori saranno coloro che otterranno i punteggi migliori ed avranno rispettato tutte le regole del concorso.
Ogni giurato voterà in modo privato, senza consultazioni con gli altri membri, fino al termine del concorso.
Tutte i premi in palio saranno spediti per mezzo di raccomandata con l’inoltro in privato del codice di rintracciabilità.
Le decisioni della Giuria sono definitive e insindacabili.
La comunicazione dei vincitori sarà fatta sulla pagina facebook “The Invasion – A Coypumentary” entro e non oltre il 31 dicembre 2014.
Verranno premiati i primi tre classificati.
La Giuria si riserva la possibilità di aggiudicare altri premi speciali, a suo insindacabile giudizio.

Art. 7: PRIVACY E RESPONSABILITA’ MATERIALE INVIATO
Ogni autore autorizza ad usare le immagini per scopi promozionali ed anche redazionali, con il vincolo di indicare nella pubblicazione il nome dello stesso.
I candidati autorizzano espressamente l’organizzazione al trattamento dei propri dati ai sensi del D. Lgs.196/2003 e successive modificazioni e integrazioni. Il conferimento dei dati ed il consenso al relativo trattamento sono condizioni necessarie per la partecipazione al concorso.

THE INVASION: CE L’ABBIAMO FATTA!

Cari sostenitori, cari amici e nutria-lovers: ce l’abbiamo fatta!

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Ieri si è chiusa la campagna di crowdfunding con il raggiungimento del budget di 5000 euro. Un grande traguardo per noi, che ci permette di dare il via alla fase finale della post-produzione!
E’ la fase più complessa di tutto il percorso perché ci porterà ad avere la versione definitiva del documentario, mettendo al lavoro altri professionisti che ci affiancheranno.

E tutto questo sarà possibile grazie all’aiuto, al supporto e all’affetto di tutti voi!

Contiamo di avere il documentario pronto entro fine anno: naturalmente continueremo a tenervi aggiornati sia su questo blog, sia attraverso la pagina facebook, sia sul nostro profilo twitter.

Continuate a seguirci!!!

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LE NUTRIE ALL’UNIVERSITA’

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Le nutrie del fiume Bisenzio sono state protagoniste di un video realizzato dagli studenti del Campus dell’Università del New Haven, nella città di Prato.

I ragazzi americani hanno scelto la nutria come soggetto del loro video per il test finale di lingua italiana. Il risultato è un documentario che mischia ironia a una buona osservazione dell’animale.

Abbiamo intervistato Jacob Nemec, uno degli autori, che nel film interpreta il Re Nutria. Buona lettura!

Come è nata l’idea di fare un video divertente su nutria?

L’idea di fare il video è venuta dalla mia classe di italiano. Per la nostra prova finale potevamo scegliere se parlare con il nostro professore di italiano oppure fare un video in lingua italiana, così io e due amici abbiamo deciso di fare un documentario-commedia sulla nutria. Dopo essere stati a Prato per ben tre mesi, ci siamo molto affezionati alle nutrie, perciò abbiamo pensato che sarebbe stato divertente fare un video su di loro.

Perché proprio le nutrie?

Abbiamo scelto le nutrie perché sono carine e adorabili. Ogni volta che avevamo del cibo in avanzo, andavamo in riva al fiume Bisenzio per portarlo a una colonia di nutrie. In America gli animali selvatici di solito scappano dagli esseri umani, quindi per noi era incredibile constatare come le nutrie non avessero paura di noi, addirittura si avvicinavano al punto che le potevo accarezzare.

Re nutria

Come avete realizzato il video?

Abbiamo osservato le nutrie e abbiamo trascorso un po’ di tempo con loro. Quando portavo loro del pane da mangiare, restavo lungo il fiume per oltre un’ora. Spesso gli abitanti di Prato e i loro bambini venivano da me incuriositi, così io davo loro un po’ del pane che avevo portato, e anche loro lo davano da mangiare alle nutrie.
Sono anche le situazioni come questa che mi ha fatto sentire molto benvenuto a Prato, durante la mia avventura di studio all’estero! Abbiamo fatto tutte le riprese con mio iPhone 5S e il mio amico Tim ha fatto il montaggio del video, che è venuto molto bene!


Come è nata l’idea del “Re Nutria”?

L’idea del “Re Nutria” è stata mia. Questo documentario doveva essere comico, quindi ho pensato che sarebbe stato divertente se mi fossi vestito come una grande nutria: il “Re Nutria”. Per il mio costume ho usato il maglione di un amico, carote per i miei denti e una vecchia cintura per la mia coda.  

 

Vi lasciamo ora alla visione del simpaticissimo documentario realizzato dai ragazzi americani:

 

 

POETICAMENTE NUTRIA

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Pubblichiamo oggi due poesie inviate dai nostri lettori.
La prima poesia è di Silvia Cipollina, poetessa presente nella Grande antologia virtuale del Club degli autori. Silvia è un’amante degli animali, di tutti gli animali. Si è dedicata molto ai rospi, visto che la loro presenza negli anni si è ridotta. Per questo  ha pubblicato un libro di poesie intitolato Mondo Anfibio, per sensibilizzare le persone, ed in primis i bambini, alla scoperta del mondo degli animali anfibi. Silvia infatti ritiene che anche animali come rospi e tritoni vadano rispettati come tutti gli altri esseri viventi. Non è quindi un caso che Silvia abbia composto anche una poesia sulla nutria, che potete leggere qui di seguito:


INCONTRO CON LA NUTRIA

Andavo in gran fretta
in bicicletta, una mattina,
quando accadde una cosa
assai carina.
Lei era lì, di fronte a me,
di colpo frenai
e stupita la guardai!
La poverina aveva
un occhio bianco, cieco
e un’aria di paura,
allora chiesi a lei
qual strana creatura fosse
…lei mi rispose:
Sono una nutria
sfuggita al cacciatore,
or lasciami passare
per favore,
tu che riesci ad ascoltare
il mio cuore,
ho i cuccioli alla tana
che aspettano il mio latte
e grata ti sarò per essere mia amica!
Ella riprese la sua strada
e lieta mi lasciò d’averla conosciuta!
Spesso si teme ciò che non si conosce…
Ma vi assicuroche una nutria
è linda, gentile e dolce
e all’uomo non nuoce!

Silvia Cipollina

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Passiamo ora alla poesia di Nelson King Affuso, utente del Forum di Loggia Cricetale. Il sito, di taglio ironico e satirico, è basato sull’adorazione di criceti ed altri roditori affini (quindi anche le nutrie): idolo di questa community è “il sommo Affuso”, che è un cane della prateria bello paffuto. Il culto della Loggia Cricetale non si fa mancare nemmeno il fantomatico libro sacro chiamato “Multàd”. I non adoratori di questa “religione” sono definiti “non-cricètidi” o più semplicemente “pagani”.
Se siete spiritosi e volete farvi qualche arguta risata, vi invitiamo a visitare il sito della Loggia Cricetale. Vi lasciamo ora alla lettura della “Canzone folk della nutria”, ricordandovi che “La comicità è la percezione dell’opposto, del diverso; l’umorismo ne è il sentimento.” (Umberto Eco)

CANZONE FOLK DELLA NUTRIA

Fredda è la notte
le nutrie a frotte

vanno nel campo scuro
da dentro un buco nel muro

Allegre le nutrie fanno razzia
per scacciare la sorte ria

uno sparo, uno schioppo
la nutria scappa dietro al pioppo

uno fratello è stecchito
tra le spighe è spirato

hey contadino
brutto assassino
per una pannocchia
brutto pezzo di indrocchia

hey zoticone
ora sei contentone?
una nutria hai accoppato
uno fratello hai fernuto

per una pannocchia
figlio di indrocchia
figlio di indrocchia

ma le nutrie non ci stanno
domani ritorneranno
e svelte di mano
ti prenderanno tutti i sacchi di grano

Nelson King Affuso

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Ringraziamo Loggia Cricetale per le foto.

 

LE NUTRIE IN UN FUMETTO

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Si intitola “Spine” ed è un fumetto del collettivo Manticora Autoproduzioni, uscito nel 2013.

La travagliata e rocambolesca giornata di un istrice, costellata di incontri non proprio piacevoli, diviene l’occasione per riflettere sulle “spinose” problematiche della natura e dei suoi abitanti, compresi anche quegli “animali stranieri” che ben conosciamo, fra i quali le nutrie.

Abbiamo intervistato Ivan Lodi e Anna Ferrari, autori dei testi e dei disegni.

Ciao Ivan e Anna, benvenuti sulle pagine del nostro blog. Vi va di presentarvi ai nostri lettori?

Ivan: Ciao a tutti! Provengo Da un piccolo paesino romagnolo, Lugo, e sostanzialmente disegno sin da quando ero piccino; ora sono un energumeno di un metro e novantacinque ma ho conservato il desiderio di imbrattare fogli di carta con disegni di animali (estinti e non). Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna e sono molto attratto dal mondo della grafica, dell’illustrazione e del fumetto.

Anna: Ciao a tutti. Anch’io vengo da un microscopico paesino, però sperduto tra le montagne trentine. Ho studiato grafica pubblicitaria prima, e frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna poi. Da sempre ho due grandissime passioni che mi accompagnano, quella per il disegno e quella per gli animali. Mi piacciono moltissimo gli insetti, gli animali “brutti” e adoro disegnare alberi.

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Vi siete uniti in questo “contenitore” chiamato Manticora Autoproduzioni: come è nato? Di cosa si occupa?

Anna: Manticora è un progetto nato tra i corridoi dell’Accademia di Belle Arti dove io, Ivan e gli altri ragazzi che fanno parte del gruppo ci siamo conosciuti. Il gruppo è legato da un denominatore comune: volevamo disegnare, volevamo raccontare e volevamo farlo a modo nostro.
Così nel 2012 nasce “Sindrome”, il nostro primo esperimento di fumetto autoprodotto, seguito poi nel 2013 da “Instrumenta”, “Tenebre” e “Spine”. Attraverso la narrazione disegnata Manticora si occupa di raccontare le nostre storie, le nostre suggestioni e, come nel caso di “Spine”, trasmettere anche qualcosa di prettamente realistico come possono essere le tematiche ambientali.

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Ho letto Spine e lo trovo molto arguto e al contempo profondo, frutto di studio sulle problematiche ambientali. Come è nata l’idea di questo fumetto?

Ivan: Tutto è nato dalla ricerca di una parola chiave attorno alla quale sarebbe stata costruita l’idea di fondo del volume; dopo aver compilato una lista, abbiamo optato per “Spine”. Dato che entrambi nutriamo un forte interesse per la natura e gli animali, abbiamo deciso di lavorare su questi argomenti, scegliendo nello specifico di affrontare alcune tematiche “pungenti” sulle quali siamo molto sensibili, come bracconaggio e importazione di animali alloctoni. Per rendere più completa la storia Anna ha pensato di raccontare nella seconda metà dell’albo i cruenti retroscena dei personaggi, con l’intento di creare un forte contrasto con la prima parte di storia, realizzata da me e decisamente più “frivola”.

Anna: si, la mia parte di storia è sicuramente meno divertente ma volevo parlare di tematiche delicate, spesso ignorate o sconosciute, e volevo farlo in maniera chiara, senza retorica.

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E’ molto bello che la storia sia narrata dal punto di vista di un istrice e di una pulce. La pulce saggia ricorda un po’ l’anime Inuyasha. Come è nata l’idea dei protagonisti?

Anna: Inizialmente, durante la fase di brainstorming, avevamo deciso di sviluppare il progetto basandoci su un’unica parola, “spine” appunto. Di conseguenza, Ivan propose di utilizzare come protagonista un istrice, dai vistosi e caratteristici aculei.
L’idea della pulce è stata successiva. Avevamo già imbastito la struttura della storia quando si è affacciato il problema di dover affiancare all’istrice un personaggio spalla, magari anche ironico per smorzare un po’ i toni del racconto. In realtà non sapevamo proprio che animale scegliere. Tutte le soluzioni ci sembravano forzate finchè non ci venne in mente l’unico animale che avrebbe avuto un valido motivo per seguire l’istrice nel suo pellegrinaggio: una pulce!

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Ci sarà un seguito di Spine? Magari incentrato su uno degli animali incontrati, per raccontare meglio la follia dell’uomo perpetrata sugli animali?

Ivan: Sinceramente non abbiamo mai pensato ad un seguito anche se, come dici tu, si potrebbe partire dai singoli personaggi per creare delle nuove storie. Probabilmente punterei maggiormente alla comicità pur senza trascurare la visione “ecologista” che caratterizza Spine.
Ad ogni modo, al quartier generale di Manticora stiamo lavorando a un nuovo progetto in cui, seppur in maniera diversa, si parla comunque del triangolo uomo-natura-animali.

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Ringraziamo Ivan e Anna per averci concesso questa intervista.

Vi invitiamo a visitare le pagine dei tre autori del fumetto:

Francesca Piscitelli (colorista del volume): http://francescapiscitelli.blogspot.it/

Vi invitiamo inoltre a visitare anche il blog di Manticora Autoproduzioni:
http://gruppo-manticora.blogspot.it/

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UN ALBERO PER GIORGIO CELLI

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Sabato 14 giugno siamo stati ospiti dell’evento intitolato alla memoria di Giorgio Celli, famoso etologo, entomologo, scrittore e docente universitario, oltre che politico e conduttore televisivo molto amato per le sue trasmissioni sugli animali.
Nel Giardino Del Baraccano a Bologna è stato piantato un Tasso (Taxus baccata) per ricordare il grande scienziato e artista, le cui ultime volontà furono: “Devi dire che chi vuole potrà onorare la mia memoria piantando un albero o adottando un gatto”.

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L’evento ha preso il via da questa iniziativa per poi dipanarsi in una serata in cui il figlio Davide, insieme al dott. Roberto Marchesini, ha reso omaggio al padre attraverso vari interventi.

E’ stato consegnato un premio a tutti i volontari che hanno contribuito alla realizzazione della corposa biblioteca Giorgio Celli, che a breve aprirà i battenti a Monzuno (BO) e ospiterà gli oltre quarantamila volumi raccolti nel corso di tutta la vita dall’etologo bolognese.
In seguito l’associazione Salviamo Gli Orsi della Luna (che ha organizzato l’evento) ha presentato il progetto Peace by Piece dell’associazione Animals Asia, il più grande salvataggio mai intrapreso al mondo per oltre 130 orsi nella città di Nanning, in Cina.

Infine è stato consegnato il Premio Giorgio Celli 2014, che è andato a pari merito a due persone che si sono distinte per l’impegno verso gli animali.
E’ stata premiata Barbara Balanzoni, Ufficiale della Riserva Selezionata che nel 2012, durante una missione italiana militare in Kosovo, ha salvato la vita di una gatta che stava partorendo, contravvenendo al divieto firmato dal comandante della base di avvicinare animali randagi. E’ stata in seguito processata con l’accusa di disobbedienza aggravata e continuata, e recentemente è stata assolta.
Successivamente è stato premiato il dott. Samuele Venturini, che si è distinto per la sua opera di divulgazione e di difesa delle nutrie, animali che come sappiamo sono presi sovente di mira come capro espiatorio.
Dopo la consegna del premio, è stato mostrato il trailer ufficiale di The Invasion – A Coypumentary e Ilaria Marchini ha parlato al pubblico del nostro documentario e della campagna di raccolta fondi tutt’ora in corso.

Nella seconda parte della serata sono stati proiettati il cortometraggio surrealista “Il Giardino Delle Esperidi” di Alessandro Capitani, interpretato da Giorgio Celli e sceneggiato da Claudio Beghelli, e il documentario “Animali in città”.

Ringraziamo Davide Celli per averci invitato all’evento e l’associazione Salviamo gli Orsi della Luna per l’organizzazione.

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THE INVASION A PARMA ETICA

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Sabato 7 giugno abbiamo partecipato alla prima edizione del Parma Etica Festival, dedicato alle tematiche della salute, degli animali e dell’ambiente.

L’evento si è svolto all’interno del Parco Ex Eridania nell’arco del fine settimana dal 6 all’8 giugno, con numerosi stand provenienti da tutta Italia e un ampio spazio dedicato alle associazioni.

Si sono inoltre susseguite conferenze, mostre, laboratori, corsi e spettacoli, finalizzati a sensibilizzare verso un approccio diverso alla Vita e alla salute.

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Nell’arco della giornata di sabato, grazie al supporto e alla disponibilità di ENPA Parma, abbiamo allestito un nostro stand assieme all’associazione ProgEco – Ambiente & Natura.

Abbiamo avuto così l’opportunità di poter informare molte persone riguardo alla nutria, alle specie alloctone e alla tutela della biodiversità. E’ stata un’esperienza molto utile e costruttiva.

Ringraziamo tutte le persone che si sono intrattenute per dialogare con noi e per guardare il trailer e le anticipazioni tratte da The Invasion – A Coypumentary.

Uno speciale ringraziamento ai ragazzi di ENPA Parma per la perfetta organizzazione, per l’accoglienza e per la gentilezza.

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IL PIRATA MAHO

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Il suo nome è Maho, però Moni lo chiama affettuosamente anche “il Pirata” oppure  “Don Juan” o anche “Rusty il selvaggio”. Tutti noi chiamiamo gli animali domestici con tanti nomi e nomignoli: è quasi proporzionale a quanto vogliamo loro bene.
Però Maho non è domestico: è una nutria selvatica, che ha instaurato con Moni una speciale relazione. Infatti lui la riconosce, si fida di lei e talvolta si lascia seguire.
Ecco cosa ci ha raccontato Moni:

Maho era probabilmente uno dei cuccioli che viveva in una roggia piuttosto distante da dove abito. Ci sono state un paio di notti in cui hanno fatto gli abbattimenti con arma da fuoco, quindi le nutrie si sono spostate qua vicino. Poco tempo dopo infatti ho iniziato a notare delle tane di nutrie nella roggia vicina a casa mia.
D’inverno si avvicinavano camminando sulla roggia ghiacciata per venire in cerca cibo. Così ho iniziato a dar loro da mangiare e si sono abituate: ogni giorno le chiamavo e loro venivano.
Un giorno vado lì a vedere se ci sono e… trovo solo questo cucciolo (già piuttosto cresciuto), di fronte a casa mia in attesa. Gli ho dato del pane e mi sono accorta che si trascinava le zampe posteriori. L’ho osservato a lungo: in acqua riusciva a nuotare, ma quando doveva andare nella tana si trascinava. Mi sono preoccupata molto e ho fatto un video, l’ho inviato al dott. Venturini e poi gli ho telefonato. Seguendo i suoi consigli, ho cercato di prenderlo con la gabbia del gatto ma non sono riuscita, allora ho provato a prenderlo nell’acqua (con stivali e guanti appositi), facendomi aiutare dai miei amici Ivan e Leonia. Alla fine siamo riusciti a prenderlo. Poi ho chiesto su facebook un aiuto economico per farlo visitare.
L’ho portato alla Clinica Veterinaria San Michele, dal dottor Offer Zeira che è bravissimo con gli arti: aveva salvato anche il mio gatto, tutti volevano sopprimerlo ma lui era riuscito a salvarlo.
Il veterinario gli ha fatto una risonanza magnetica e ha visto lo spostamento della colonna vertebrale (aveva un problema simile a quello della nutria Mariah), per cui non poteva dire con sicurezza se sarebbe guarito o no.
Io ho seguito le sue indicazioni e l’ho tenuto in una gabbia tipo nursery per i gatti per 15 giorni in tutto. Aveva poco spazio per muoversi e mi disturbava vederlo in gabbia, però in questo modo non ha sforzato la spina dorsale. Questo riposo gli ha fatto bene e lo ha rimesso in sesto. Quando ho visto che iniziava a spostare le zampe posteriori mi sono sentita strafelice, perché ho capito che stava guarendo.
Poi alcuni amici mi hanno aiutata a costruire una gabbia più grande dove tenerlo, in attesa che si rimettesse del tutto. “Per ora lo metto lì poi vediamo”, mi dicevo.
Poi ho iniziato a cercare persone cui affidarlo, che avessero uno spazio sicuro e all’aperto, in cui Maho avrebbe potuto vivere tranquillo. Però non ho trovato nessuno che mi convincesse del tutto.

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Quindi gli ho creato uno spazio apposito nel giardino. Il mio coinquilino disegna barche e ne aveva qui alcune in vetroresina: io ne ho usata una che gli avrebbe potuto fare da riparo, poi ho disposto attorno una rete.
Maho andava dentro e sotto la barca, poi controllava la situazione all’esterno mettendo il muso fuori dall’oblo. Però tutte le sere piangeva, quindi ad un certo punto mi sono resa conto che non potevo più trattenerlo, anche se volevo proteggerlo. Tutti gli animali sono sociali, per cui dovevo fare una scelta: o lo addomesticavo o lo lasciavo libero di andarsene, augurandomi che non sarebbero state fatte altre campagne di abbattimento nella zona.
Ho fatto un buco nella rete per consentirgli di entrare e uscire liberamente. Lui è andato e poi, quando per la prima volta è tornato, sono stata felicissima. Ho provato anche a seguirlo per vedere dove andava, ma poi andava troppo lontano e ho desistito. Lui ovviamente associa la mia presenza al cibo, quindi o lo seguo con del cibo oppure si indispone.
Tutti gli animali sono soggetti come noi, con caratteri diversi fra di loro. Le nutrie sono animali selvatici: “Se mi porti la pappa ne approfitto, altrimenti io e te che relazione possiamo avere?”. Noi umani non possiamo certo parlare la loro lingua! Dovremmo imparare dagli animali a vivere il presente e a goderci quello, senza essere sempre bloccati da passato e futuro.
Da quando ho recuperato e curato Maho è trascorso più di un anno!
Sono contenta perchè di tanto in tanto il mio ciuffolotto vagabondo viene a trovarmi, quando sente la mia voce mi viene incontro, si mette sulle zampe dietro e comincia a mordere la rete in attesa che gli porti il pane, la frutta, la carota, la polenta e altre leccornie.
Si fa accarezzare ma ogni tanto mi soffia… però è normale, io ho voluto che restasse selvatico quindi è giusto così. Quando l’avevo trovato non era adulto però almeno otto mesi li aveva, quindi era giusto che potesse continuare a vivere la sua vita in libertà.

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Ringraziamo Moni per averci raccontato questa bellissima storia!
Grazie anche ad Emanuela e a Maria Teresa per le foto!

DAL SASSO ALLA NUTRIA: GioCo Coi Sassi

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Gioia Cozzani è un’artista mantovana con la passione per l’arte di dipingere i sassi: la sua curiosità l’ha portata a realizzare anche le nutrie-sasso, quindi noi di The Invasion non potevamo di certo farci scappare l’occasione di intervistarla…

Ciao Gioia, grazie per averci concesso questa chiacchierata. Quali sono le principali soddisfazioni che ti dà questa esperienza?

Prima di tutto grazie per l’intervista. Una delle piccole soddisfazione è aver imparato che il sasso non è qualcosa di inerme ma è qualcosa di vivo. Amo le persone che mi vengono a trovare ai vari mercatini, che si fermano alla mia bancarella e hanno la pazienza di chiedere informazioni e di imparare. E’ bellissimo quando la gente vede la forma di un animale dietro al sasso grezzo, perché mi rendo conto che non solo io ma anche altri vedono quello che la pietra ispira. E’ un po’ come il gioco delle nuvole che si faceva da bambini!
Provo soddisfazione nel capire cosa il sasso nasconde. Infatti più il sasso è particolare, più mi ingegno per capire cosa rappresenta. Ci sono persone che hanno le attrezzature per modificare i sassi, ma così fanno un lavoro semplificato. Io appena lo raccolgo ci vedo cosa fare, e per me è una sfida quella di usare il sasso nella sua natura senza trasformarlo. Provo soddisfazione al termine di ogni mio lavoro, quando dipingo il punto luce nell’occhio del soggetto, ed è come se il sasso “prendesse vita”.

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Come è nata la tua passione per il disegno sui sassi?

Io ho iniziato come artista di strada e come madonnara, all’inizio dipingevo in piano sull’asfalto, poi è arrivata la pietra. Ho visto su un libro e da lì ho iniziato. Le mie prime esperienze sono state le case di pietra sui sanpietrini, prima semplici poi man mano sempre più personalizzate. Ogni volta aggiungevo un dettaglio sempre nuovo. Poi sono passata ai fiori e infine sono arrivati gli animali. Pinguino, criceto, leone, gatto, cane… oggi faccio tutti gli animali! Li faccio prendendo immagini da foto o libri, oppure mi commissionano anche ritratti di animali domestici. All’inizio era proprio una mia espressione artistica, non facevo mercatini o fiere. Solo in questi ultimi 10 anni ho iniziato a fare i mercatini, spinta da amici e parenti che mi dicevano di provare. Mi dicevano che dovevo fare mostre e partecipare ai mercatini dell’artigianato, perciò ho seguito il loro consiglio. All’inizio rendeva abbastanza bene, poi purtroppo è iniziata la crisi, anche perché la gente è abituata alle cose fatte in serie. Il lavoro fatto a mano è libertà di espressione e di creare, molte volte ci sono errori, ma alcuni difetti valorizzano l’oggetto artigianale.

Dove li trovi i sassi per le tue creazioni?

Il sasso lo raccolgo ovunque, sia nelle nostre strade che in montagna, al mare, al lago… ogni sasso ha la sua predisposizione per diventare casa, animale, fiore. Le pietre di lago, già spigolose, possono diventare ottime case e piante.
La pietra più è liscia più sembra reale e rende meglio il lavoro. Una pietra porosa viene scartata perché, oltre che rovinare la punta del pennelli, col tempo può assorbire i colori e quindi far sbiadire il lavoro.
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Come riesci ad abbinare le diverse forme dei sassi agli animali che raffiguri?

Si parte dal sasso e si capisce che cosa può rappresentare. Il bello del sasso è che si può prendere, girare. E’ già la pietra che ti chiama e ti fa vedere la forma.
Una pietra dipinta si presta some soprammobile o fermaporta.
Io voglio perfezionarmi negli animali, mi danno più soddisfazione e riesco a renderli più espressivi.

Com’è stato il tuo primo impatto con le nutrie come soggetti? Ti è piaciuto disegnarle?

Per me è stata un’esperienza nuova, perché era un animale che non avevo mai dipinto. Per me è stata l’occasione di cimentarmi con un nuovo soggetto… l’ho presa come una nuova sfida! Sono partita dal castoro come base, da cui la nutria varia solo per il colore dei denti e per la coda, che è lunga e affusolata anzichè essere a spatola.
Per me la nutria è un animale simpatico. E’ vista come animale dannoso e brutto, che ti aggredisce… però chiunque abbia un minimo di buon senso dovrebbe sapere che una nutria selvatica non va istigata!
Per me è stato forte lo stupore nel vedere Willy nel trailer di “The Invasion – A Coypumentary”: una nutria adottata come fosse un gatto o un cane, che risponde quando la chiami, mi ha fatto vedere anche il lato positivo dell’animale. Quando espongo i gadgets che ho realizzato ai mercatini artigianali e di hobbystica cui partecipo, le persone mi dicono “La nutria?! Beh che schifo!”. Poi io spiego e racconto ed è divertente vedere come un’espressione scettica e diffidente, ad un certo punto si intenerisce. Personalmente sto cercando di conoscere meglio questo roditore, di informarmi e di farlo a mia volta conoscere meglio. Ho lo stupore di una bambina di 5 anni!

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Ti piacerebbe incontrare una nutria?

Sì certo, mi piacerebbe seguire ed incontrare una nutria in natura: come tutti gli animali, preferirei vederla in libertà. Amo il silenzio della natura, amo i boschi, mi piace girare per i parchi nazionali.
In Irlanda mi è capitato di vedere il cervo. Mi sono emozionata tantissimo, l’avevo sempre visto solo in foto! Là ho visto anche una volpe, mentre dalle nostre parti non sono mai riuscita a vederla.

Ringraziamo Gioia per l’intervista e vi invitiamo a guardare le sue creazioni sulla pagina facebook GioCo Coi Sassi.
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UNA NUTRIA A POIS!

La grande Mina cantava “Una Zebra a Pois” tanti anni fa: noi di The Invasion pensiamo anche ai più piccoli, dando loro la possibilità di realizzare “la Nutria a pois”!
Come? Stampando l’immagine sotto e unendo i puntini da 1 a 44:

Nutria puntini

Sempre per i vostri bambini, abbiamo trovato anche una bellissima nutria da colorare online, in due versioni:

1) Nutria che nuota > http://www.supercoloring.com/color-online/pages/coypu-nutria/

2) Nutria che cammina > http://www.supercoloring.com/color-online/pages/nutria-rat/

Il procedimento è semplice, basta selezionare lo strumento preferito nella colonna di sinistra e scegliere ciascun colore nella colonna di destra. Infine potete anche salvare l’immagine cliccando sul pulsante “Save as Picture” in alto a sinistra!
Se l’idea vi è piaciuta, fatecelo sapere inviando una mail a info@theinvasion.it
Mandateci anche i vostri disegni, li pubblicheremo sulla nostra pagina facebook!
Questo è un primo esempio:

Nutria colorata

Buon nutria-divertimento!

CASTORO O NON CASTORO? QUESTO E’ IL DILEMMA!

nutria e castoro

Ebbene sì, è un vero dilemma! Circa la presunta “parentela” tra nutria e castoro sono nate svariate controversie, che auspichiamo di poter chiarire in questo articolo.

La nutria (Myocastor coypus) è attualmente ascritta alla famiglia monofiletica Myocastoridae. In passato è stata classificata sotto varie nomee come Myopotamus coypus, Hydrimys coypus, Mus castorides, Mus coypus, Mastonotus, Potamys.

Nel territorio di provenienza la nutria è denominata “coypu”, termine che deriva dalla lingua mapuche, antico idioma tutt’ora parlato in Cile e in piccole porzioni dell’Argentina. La nutria è conosciuta anche con il nome di “castorino”, “castoro sudamericano” o “castoro di palude”. A prima vista infatti nutrie e castori sono molto simili tra loro, sia da un punto di vista anatomico che fisiologico e comportamentale.

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La differenza fondamentale tra le specie risiede nel numero di cromosomi: la nutria ne possiede 42 (2n), il castoro canadese ne ha 40 (2n) e quello europeo 48 (2n).

I castori propriamente detti vivono in regioni biogeografiche con climi più rigidi e di conseguenza le loro dimensioni sono maggiori rispetto alla nutria. Castori e coypu costruiscono zattere galleggianti e tane lungo le sponde dei corsi d’acqua. I castori però, vivendo lungo fiumi anche piuttosto grandi, costruiscono le famose dighe.

Le due differenze morfologiche tra coypu e castori riguardano la coda e la palmatura delle zampe posteriori.

I castori hanno una coda piatta che funge da timone e facilita il nuoto dove le correnti fluviali sono forti. Diversamente, la coda della nutria è cilindrica, adatta al nuoto in corsi d’acqua, stagni, paludi, dove le correnti sono più deboli.

Il castoro presenta le 5 dita delle zampe posteriori tutte unite da una membrana interdigitale. Le zampe della nutria hanno invece 4 dita legate dalla membrana interdigitale e il quinto dito libero.

Lo schema seguente illustra le differenze tra castoro, nutria e topo muschiato:

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In conclusione, nutrie e castori sono, biologicamente parlando, specie molto affini, che hanno sviluppato adattamenti specifici per l’habitat in cui vivono. In passato le nutrie erano considerate a livello filogenetico come facenti parte della famiglia dei castori. In effetti, considerate le caratteristiche, potrebbero essere raggruppate nel medesimo sottordine “Castorimorpha”, anche se a tutt’oggi le troviamo ascritte al sottordine “Hystricomorpha”.

Va comunque puntualizzato che la sistematica è una disciplina in continua evoluzione, la cui indiscussa utilità è quella di “fare ordine” nel mondo dei viventi, in modo da facilitare lo studio e la gestione della natura.

UN VIDEO TRIBUTO A WILLY IL CASTORINO

Pubblichiamo oggi un video dedicato a Willy il castorino.

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Lo abbiamo incontrato per la prima volta quando aveva quasi due anni, in seguito abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di seguirlo in più di un’occasione.
Nel video vediamo tante diverse situazioni: la fase di svezzamento, una passeggiata al parco, il bagno nella roggia, le coccole, l’esplorazione della casa, la sua inesauribile curiosità.
Vediamo anche il primo incontro con il castorino Myo e la loro successiva interazione, fino ad arrivare anche all’incontro con la nutria Mariah.
Willy è scomparso a luglio 2013 all’età di 5 anni, la sua vita è stata tutta un’inno alla possibile coesistenza pacifica fra uomo e nutria.

E’ doveroso precisare che la legge n. 157/92 non consente di prelevare animali selvatici e addomesticarli: Willy è un caso particolare perché è stato recuperato e salvato da cucciolo, in una circostanza che altrimenti lo avrebbe portato ad una morte sicura (trovate qui la sua storia). Lo stesso vale anche per le altre nutrie domestiche citate in precedenza: si tratta di animali recuperati, per i quali il veterinario ha stabilito che non avrebbero saputo adattarsi a sopravvivere una volta reimmessi in natura. Precisiamo inoltre che il nostro intento non è certamente quello di incoraggiare la domesticazione delle nutrie: un animale selvatico ha il diritto di stare nel proprio habitat.

Parlare di Willy serve però a far conoscere meglio e più da vicino questi animali, mostrandoli al contempo in una luce diversa.
Vi lasciamo ora alla visione del video, che vi invitiamo a commentare:

Il video tributo a Willy è stato presentato in anteprima alla trasmissione Su la zampa di TRC Modena.

L’ARTE DI FRANCESCA LU’: UNA STRAORDINARIA EMPATIA

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Iniziamo da ora a parlarvi dei gadgets esclusivi dedicati a “The Invasion – A Coypumentary”, già presentati in anteprima ad alcuni eventi cui abbiamo partecipato.
Francesca Romana Luzi, conosciuta nel web come Francesca Lù, è la prima di una serie di giovani artiste che abbiamo avuto la fortuna di conoscere, ed è l’autrice delle bellissime illustrazioni che hanno la nutria come soggetto, realizzate su shoppers, pochettes e piccoli portamonete.

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Francesca Lù è un’artista poliedrica, capace di spaziare tra le più diverse tecniche pittoriche, dal carboncino al pennello cinese, passando per gli acquerelli e i colori acrilici.
Creatrice del marchio registrato Fermenti Attivi, che ha come logo un bacillo, è anch’essa in continuo “fermento” artistico, pronta a lanciarsi in nuove sfide. Il suo percorso è infatti estremamente ricco e variegato.
Dopo il liceo classico e l’Università di lingue e letterature straniere a Roma, l’amore per l’arte, il disegno, la pittura e la grafica emerge in maniera prepotente. Frequenta quindi un corso di grafica visualizer e grafica di desktop publishing e un corso di web designer, iniziando successivamente a lavorare come art director di campagne pubblicitarie delle più note agenzie del settore: McCann, Leo Burnett e Publicis.
Dopo 7 anni però, incapace di mettere da parte la sua vera passione per il disegno, sceglie di rimettersi in gioco!
Frequenta la Scuola Romana del Fumetto e per due anni studia disegno dal vero, nudo e tecniche pittoriche. Comincia a dedicarsi al disegno a 360 gradi: illustra libri ed esegue lavori commissionati da privati, quali la realizzazione di magliette, disegni su carta e tela, personalizzazioni di borse e shopper, e mille altre espressioni della sua fantasia!

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I suoi soggetti preferiti sono gli animali, con una vera passione per i gatti, i cui ritratti variano dallo stile naif al realismo.
Passiamo ora la parola a lei, con l’intervista che ci ha rilasciato:

Come è nata la tua passione per il disegno?

La mia passione per il disegno è nata con me. Fin da piccola inseguivo la suora all’asilo e la maestra alle elementari (entrambe talenti con le matite) per cercare d’imitare la loro tecnica, la loro bravura e la loro capacità di riportare il mondo che vedevano, sulla carta. Ogni foglietto era colonizzato dalle mie matite e quando esplose la “anime mania” con Candy Candy, Lalabel, Bia ecc… mi ritrovai al settimo cielo nel copiare, reinterpretare e creare storie a fumetti di mia invenzione.
Ogni cosa era un’ispirazione, ma devo ammettere che la cultura giapponese coi suoi manga mi ha aperto il meraviglioso mondo delle matite e dei colori e nella prima fase della mia vita l’ha fatta da padrona. Crescendo i talenti italiani sono stati i miei ispiratori, tra tutti Milo Manara che considero una specie di alieno per il suo tratto. Adoro Renato Guttuso perchè mi lascia a bocca aperta la sua capacità di stare a suo agio tra mondi di tecniche diversissime tra loro e vado in estasi di fronte alla pittura raffinata rinascimentale e barocca italiana, dove le due dimensioni si trasformano e ti lasciano entrare nel quadro.

Come è avvenuto il tuo ritorno al disegno dopo i 7 anni di lavoro nelle agenzia di pubblicità?

La mia formazione è stata molto variegata, perchè da studi classici sono passata a corsi presso accademie specializzandomi nelle arti visive. Dopo sette anni nelle agenzie di pubblicità come art director, il richiamo del disegno e dell’arte assoluta è stato più forte. Il richiamo della foresta appunto, delle sensazioni di un linguaggio più alto.
Era destino che riprendessi in mano quelle matite che avevo accantonato per troppo tempo, digitando tasti e disegnando con strumenti digitali. E ne sono fiera e felice.

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Quali tecniche utilizzi e su quali supporti realizzi le tue creazioni?

Utilizzo diverse tecniche. Quando le scopri e le esplori o ne diventi ossessionato o le scarti subito. Sono sempre alla ricerca di quella che mi farà stare con il blocco in mano fino a tarda notte.
Mi sbizzarrisco tra i carboncini, le sanguigne, gli acquerelli, gli acrilici, gli olii e disegno su diversi supporti, non solo sulla classica carta di diverse grammature o tela. Dipingo su borse di ecopelle, su shopper e magliette di cotone perchè voglio fare in modo che tutto possa diventare una tela basculante, è un po’ come portarsi un’opera d’arte sempre appresso.

Riesci a raffigurare animali domestici realizzando dei veri e propri ritratti. E’ incredibile il modo in cui riesci a renderli somiglianti, cogliendone anche la personalità e il carattere! E’ un’abilità notevole: qual è il tuo segreto?

Innanzi tutto grazie! E poi… qui spiego quello di cui è fatta la mia persona, il mio cuore, la parte davvero vitale che è in me: l’amore per gli animali. Sento un legame con loro, un’empatia che mi sembra viaggi a livelli più alti di quelli del linguaggio umano tanto poco esplicito a volte. Certe vibrazioni non hanno bisogno di parole, sono pura sintesi. La loro intelligenza parallela alla nostra e per nulla inferiore mi fa sentire viva e quando li guardo negli occhi capisco il loro stato d’animo, o almeno spero. Ovviamente ho davanti agli occhi soprattutto i miei gatti, sia quelli che vivono a casa con me che i miei adorati mici di colonia, serviti e riveriti come se fossero di casa. Ma uno dei miei sogni è abbracciare un leone come Kevin Richardson, ho i brividi quando li vedo comunicare e viversi letteralmente. Un’altro grande sogno è quello di nuotare con un delfino e… beh, qua la “serie” potrebbe essere interminabile!
Il segreto per ritrarli così bene, così “vivi”? Li guardo e mi metto a loro disposizione, sento le loro vibrazioni e mi limito ad amarli da impazzire.

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Com’è stato il tuo primo impatto con le illustrazioni delle nutrie? Ti sono piaciute come soggetti?

Ho adorato disegnare le nutrie, fin dal primo momento, cosa che ho immediatamente comunicato alla simpatica Ilaria! Hanno un aspetto tenerissimo e molto dolce, e come tutti gli esseri viventi sono degne di vivere, anche se l’orrore antropocentrico dell’uomo riesce spessissimo a rovinare tutto.
Le nutrie hanno una linea del corpo bellissima, soprattutto quando si mettono quasi in piedi sulle zampe posteriori, creando una curva bellissima e massiccia, ma nello stesso tempo elegante perchè compatta, minimale. Una linea che svela un’eccellente muscolatura da grandi nuotatrici.

Da dove viene il tuo nome d’arte Francesca Lù?

Mi chiamo in arte Francesca Lù perchè 5 anni fa, quando scoprii facebook, ero molto titubante nell’esporre il mio vero nome per intero, ossia Francesca Romana Luzi, come molti altri temevo il “mostro” facebook. Allora mi registrai così in velocità, spinta da un collega che mi diceva che dovevo assolutamente conoscere facebook. Da allora è rimasto questo nome. Ho anche un marchio registrato che si chiama Fermenti Attivi.

Ho conosciuto Francesca sul web e sono rimasta conquistata non solo dalla sua squisita persona, ma dai suoi disegni che ho trovato fin da subito molto belli, in particolare per la loro straordinaria vivacità. La sua forza è, a mio avviso, la capacità di spaziare nei generi più diversi e nell’utilizzo delle tecniche più variegate. E anche nel suo spirito curioso, capace di dare forma alla richieste più diverse, con risultati sempre molto apprezzabili!
Si può immaginare un mestiere più bello che dare forma e colore ai sogni delle persone?

Se voleste vedere le sue creazioni andate sulla pagina Facebook Illustrazioni Francesca Lù oppure sul suo sito www.fermentiattivi.it
Se voleste contattarla alla sua mail è fra@fermentiattivi.it.

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“LE MIRABOLANTI AVVENTURE DE NANE NUTRIA”

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Due nutrie che conversano amichevolmente in dialetto veneto, interrogandosi su questioni legate alla loro esistenza, quali ad esempio l’educazione dei numerosissimi figli e il rapporto con gli umani: stiamo parlando della simpaticissima serie animata Nane Nutria!

Abbiamo intervistato l’ideatore, il poliedrico Federico Dalla Rosa (in arte Fred). Padovano, dopo essersi laureato in psicologia del lavoro si è dedicato all’attività di vignettista e cabarettista. Per molti anni ha collaborato con Il Gazzettino, il Corriere del Veneto, Comix, Par Condicio, Economy e Series. Ha inoltre collaborato come vignettista a Cortina InConTra per 6 edizioni ed è stato più volte ospite del programma Porta a Porta. Scrive e interpreta trasmissioni e spettacoli di cabaret in dialetto veneto con il “Bepi e Maria Show”.

Ecco cosa ci ha raccontato…

Come è nata l’idea di realizzare la serie animata a puntate di Nane Nutria?

L’idea è nata per gioco: io e Andrea Benvegnù di ABaudio Produzioni volevamo provare a realizzare dei corti animati Made in Veneto. Ovviamente puntando più sulla simpatia che non su imponenti budget e tecnologie all’avanguardia (anche perché non avevamo nessun budget e nessuna tecnologia all’avanguardia).

In che modo l’idea si è in seguito concretizzata?

Visto che i protagonisti dei cartoni animati sono generalmente animali antropomorfi, si è deciso di puntare su un animale caratteristico del territorio: la nutria (anche se le origini della nutria sono latino americane ovviamente).

Su quale canale è andata in onda la serie per la prima volta? Quali sono stati i riscontri?

E’ andata in onda su Tv7 Triveneta ma adesso pensiamo di replicarla su Prima Free (canale 116 in Veneto). I dati di ascolto non li abbiamo, anche perché è difficile rilevare l’ascolto di una trasmissione che dura pochi secondi. Però su YouTube ha ottenuto un’attenzione che ci ha sorpreso piacevolmente e aspettiamo che la Pixar ci contatti per un lungometraggio in 3D!

Quali sono stati gli spunti per l’ideazione delle divertenti conversazioni tra Nane, Sbrisso e la Bissa Orbola?

Gli spunti delle conversazioni sono frutto della fantasia malata del sottoscritto (interprete di Nane) e dei colleghi Carlo Noventa (interprete di Sbrisso) e Davide Stefanato (interprete de la Bissa Orbola). Però ci tenevamo che nel corso della serie si conoscesse qualcosa di più di questo buffo animaletto e quindi ci siamo documentati!

Ci sono aneddoti o curiosità che ci puoi raccontare riguardanti il lavoro su Nane Nutria?

Era davvero divertente registrare le voci dei personaggi e spesso era necessario ripetere la scena perché ci scappava da ridere per l’assurdità della situazione: dare la voce a due nutrie significa davvero essere a un passo dal ricovero!

Ed ecco uno degli episodi:

Vi invitiamo alla visione di tutti i 23 episodi della serie, che potete trovare sul medesimo canale youtube!

HOPE: SOCCORSA E ORA LIBERA

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Hope è una nutria maschio adulta, trovata ferita sul ciglio della strada. E’ stata soccorsa, portata dal veterinario, curata, riabilitata ed infine liberata nuovamente in campagna, lontana dalla strada.
L’autore del salvataggio è Nicolò, responsabile della sezione Criceti di AAE Onlus.
Questa è la sua testimonianza:
Lavoro come guardia e faccio i turni. La scorsa settimana finivo a mezzanotte e stavo rientrando a casa. Abito a San Giuliano Milanese, in zona Milano sud e dietro casa mia c’è una strada stretta a senso unico, con ai lati campi e corsi d’acqua. Purtroppo mi capita quasi ogni giorno di trovare animali morti investiti in mezzo alla strada. La maggior parte delle volte, se non sono visibilmente ed inconfutabilmente morti, mi fermo sempre a controllare se siano vivi e feriti.
Mercoledì scorso sul ciglio della strada ho visto questa nutria adulta… la posizione mi suggeriva fosse viva, anche se la testa era china sull’asfalto e c’era sangue sia sul suo muso che per terra. Mi sono fermato e ho visto che era viva, ed era molto impaurita. Non avevo con me guanti per prenderla né nulla dove metterla, perciò l’ho fatta spostare leggermente togliendola del tutto dalla strada, sono risalito in auto e son corso a casa. Ho fatto scendere mia moglie con uno scatolone e ho preso un paio di guanti nel box. Nel frattempo ho chiamato un’amica che un anno fa ha adottato una nutria e le ho chiesto consigli riguardo a come prenderla e cosa darle da mangiare. Tornato di corsa dov’era l’animale l’ho trovata ancora lì… immobile, ferita e terrorizzata. Non è stato facile farla entrare nello scatolone, era piuttosto grande, poi ringhiava e cercavi di mordermi. Probabilmente a causa delle ferite non era del tutto reattiva, perciò sono riuscito a sollevarla da dietro, tenendola sotto le zampe anteriori: le nutrie non hanno il collo abbastanza lungo da potersi girare e mordere.
Sono riuscito a metterla dentro allo scatolone e l’ho portata a piedi fino a casa… è stata dura: pesava e si agitava, quindi ci ho messo un po’ nonostante io sia grosso ed abituato ai pesi.
Arrivati a casa l’ho messa in una gabbia x cavie ed ho provato pian piano ad avvicinarla per gradi. Le ho medicato le ferite con acqua e disinfettante, poi ho sciacquato l’occhio ferito con acqua fisiologica. Poco alla volta, capendo che non volevo farle del male, si è lasciata curare.
Io e mia moglie siamo rimasti a curarla fin quasi alle 3. Le abbiamo lasciato da mangiare un po’ di fette biscottate e una carota. La mattina seguente aveva mangiato ben poco, ma per fortuna era ancora viva.
L’ho portata alla clinica veterinaria, il dottore le ha fatto una lastra: non aveva ossa rotte o lesioni alla colonnna vertebrale. Sospettava potesse aver subito un trauma celebrale, con danni neurologici a causa della botta presa. In tal caso sarebbe stato necessario seguirla a vita… come è accaduto ad un riccio che abbiamo in casa da quest’estate, che non può essere reimmesso in natura in quanto non sarebbe autonomo e non sopravviverebbe.
Il veterinario le han fatto 2 punture: un antinfiammatorio e un antidolorifico. E’ rimasta per qualche giorno in ambulatorio per ulteriori accertamenti. Sabato mattina ci hanno detto che stava bene e non vi erano traumi celebrali evidenti. Avremmo dovuto tenerla ancora per un po’ di tempo in osservazione, dopodiché avremmo dovuto provare a reimmetterla in natura.
E’ stata tutto il giorno con noi, le abbiamo dato da mangiare e l’abbiamo accudita. Le ho pure fatto fare il bagno nella vasca (anche se mia moglie non era molto d’accordo).
Hope stava bene, si muoveva bene, si lavava. Ha mangiato parecchio: le abbiamo dato l’uva e le carote.
Domenica mattina l’abbiamo portata tra i campi, nelle vicinanze di un corso d’acqua con tanti altri suoi simili.
Abbiamo aperto la gabbia e lei timidamente è uscita. Ha vagato un po’ nell’erba per poi dirigersi verso il corso d’acqua, in cui piano piano si è immersa ed è andata via nuotando… senza voltarsi indietro né salutarci.

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Ma è giusto così, è un animale nato e cresciuto in natura, selvaggio… ma buono. Sapeva che non volevamo farle del male, anche se a volte ringhiava e dovevamo fare attenzione ad accarezzarla.
E’ stata con noi poco, però è stata un’esperienza bellissima. Ho visto da vicino un animale che da tempo mi affascinava e sapevo non essere pericoloso nè cattivo, contrariamente alle dicerie e alle paure della gente.
Lo stesso animale che quand’ero ragazzino avevo più volte purtroppo investito senza volerlo, pure io in macchina e senza fermarmi… perché pensavo che “tanto era solo uno schifoso topo”.
Poi per fortuna si cresce… si guarda la realtà con occhi diversi e ci si rende conto che questi animali, così particolari, sono esseri viventi come tanti!
E’ bene però precisare che si tratta di animali selvatici, non abituati al contatto con l’uomo e quindi molto timorosi. In situazioni analoghe a quella di Hope, occorre estrema prudenza nell’avvicinarli.
La vicenda della nutria Hope può far discutere: sono in molti a ritenere inopportuno prestare soccorso ad un animale ritenuto specie invasiva. Ricordiamo però che con il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 217 del 9 ottobre 2012 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2012) è obbligatorio per ciascun automobilista che dovesse investire un cane, un gatto o qualunque altro animale selvatico, fermarsi ed assicurare un tempestivo soccorso. L’obbligo vale anche per chi assiste all’incidente pur non avendolo causato. In caso di inadempienza, il responsabile può rischiare una sanzione amministrativa da 389 a 1559 euro.
Per saperne di più vi invitiamo a consultare le faq sul soccorso agli animali dal sito della LAV.
 

NUTRIAMAN: IL SUPEREROE DEL POLESINE

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La Taiant Pictures è nata negli anni ’90, fondata da Michele Pezzolato con un gruppo di appassionati di cinema. Il nome nasce dal paese di Taglio Di Po (RO), nel Polesine. Molti film sono stati realizzati con passione e divertimento da questi ragazzi, che dopo i primi film recitati italiano hanno deciso di tornare alle loro radici utilizzando il dialetto. Una scelta vincente, sebbene criticata, perchè ha permesso di intensificare il rapporto fra storie raccontate e territorio, riuscendo ad appassionare un elevato numero di persone. Una scelta che ha inoltre reso più spontanea la recitazione degli attori, che nei film mantengono anche i loro nomi reali.
Poi un giorno è nata l’idea del film Nutriaman, che racconta la nascita del nuovo supereroe del Polesine, impegnato nella difesa dei deboli. Nutriaman è divenuto in seguito una trilogia.
Ecco cosa ci ha raccontato Michele di questa avventura…

Da quale supereroe hai tratto ispirazione per Nutriaman?

Per la caratterizzazione di Nutriaman ho preso spunto da Spiderman della Marvel.

Per quale motivo è stata scelta la nutria come animale che ha dato origine alla mutazione?

E’ stata scelta la nutria perchè dalle nostre parte quest’animale non è sempre esistito. Un giorno sono apparsi pochi esemplari e poi c’è stata l’esplosione demografica. Qui è una specie che viene vista quasi come una leggenda, o forse come essere abbastanza misterioso. Qualcuno li scambia per castori ma non sono proprio come castori. Qualche danno lo creano, comunque si presenta come un animale simpatico.

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Chi ha creato i costumi?

Il primo costume l’ho fatto io, perchè lavoro nel settore dell’abbigliamento, quindi l’ho tagliato e cucito io, infatti si vede che il risultato è molto artigianale.
Nel secondo film c’è un “upgrade” del costume, grazie ai poteri del Maestro di Nutriaman. Per il costume del secondo film abbiamo chiamato Alessandro Marafante, ragazzo molto tecnico, fantasioso ed appassionato di creazione di costumi.
Anche nel terzo episodio abbiamo effettuato un piccolo restyling, sempre grazie al lavoro di Alessandro (che cura anche gli effetti visivi dei nostri film).
Il costume è di lycra ed è anche microforato, quindi consente alla pelle di traspirare anche se indossato per ore. L’unico problema è il fatto che è leggero: alcune le riprese si erano prolungate fino alla fine di ottobre e Manuel si era “congelato”. Sono i rischi del mestiere. 

Come è nato il grido di Nutriaman?

Il protagonista doveva avere qualcosa di caratteristico quando entrava in scena e anche nei momenti più “epici”. Quindi ho detto a Manuel di inventare qualcosa. Ha fatto un po’ di esperimenti finchè è uscito questo verso, che è carino. Manuel è bizzarro quindi il verso gli riusciva molto bene. Io cerco sempre di affidarmi all’estro degli attori.
Di solito scrivo tutti i dialoghi, però quando nella recitazione esce una battuta o qualcosa di diverso la tengo perchè mi piace di più. La spontaneità è un’ottima cosa.

Quali sono stati i riscontri alla trilogia di Nutriaman?

I riscontri della trilogia sono stati estremamente positivi. Quando abbiamo fatto le proiezioni di Nutriaman 3 c’era una coda lunghissima fuori, non me l’aspettavo anche perchè era passato molto tempo dal primo episodio, invece si era creato un piccolo gruppo di fans, tanto che sono accorse più di 3000 persone; abbiamo dovuto aumentare il numero di proiezioni da 6 a 8. Poi internet ha facilitato molto le cose, aumentando la conoscenza dei film successivi. Si è veramente creato un mito qui dalle nostre parti. Tutti nel Polesine hanno visto Nutriaman.
Il primo Nutriaman è quello che ci ha fatto conoscere ed è stato il più sorprendente, anche perchè è uscito prima ancora del boom di internet quindi la conoscenza del film è circolata attraverso il passaparola. Trovavamo gente che ci fermava per strada dicendo che avevano visto la vhs o che qualcuno aveva prestato loro il film. C’è chi ha ancora la videocassetta: è un reperto storico oramai, che ha del valore!
Un lato che ci ha sorpreso è che c’è chi si è preso la briga di sottotitolarlo. Ci sono stati emigranti veneti in Piemonte che mi hanno scritto perchè grazie al film si sono ricordati con affetto del dialetto polesano e di quando abitavano nel polesine e quindi del periodo della loro infanzia.
Addirittura una persona mi ha scritto da New Orleans e mi mandato un filmato di casa sua mentre guardava Nutriaman.
Le proiezioni sono sempre state fatte a Porto Viro, il primo film in una sala concessaci dal comune, gli altri due al cinema sempre nello stesso paese. Il comune ci ha sempre appoggiato: tende ad incoraggiare molto i giovani che provano a creare qualcosa di nuovo.
Ho avuto una risposta incredibile dai bambini: per loro Nutriaman esiste davvero e ad Halloween o a Carnevale vanno a cercare il costume di Nutriaman. Il negoziante qui in paese mi dice sempre che gli devo fare i costumi altrimenti i bambini piangono perchè lo vogliono! E io dico “Mi dispiace, ma di costume di Nutriaman ce n’è uno!”.
Manuel nei panni di Nutriaman era anche richiesto per le feste di compleanno, ora è da un po’ che non ci partecipa più. Nel terzo film la scena della festa in cui lui viene cacciato coi forconi non è stata ricreata, abbiamo colto l’occasione di una vera festa di compleanno e abbiamo chiesto ai partecipanti di recitare. È così che nascono le cose!

Come ti è venuta in mente l’idea del finale del secondo film?

L’idea del finale del secondo film, con la dedica alla nutria attraverso la canzone “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini, viene da un mio amico, un mio compagno di lavoro che ora sfortunatamente non c’è più. Aveva avuto l’idea vedendo le immagini. Era un ragazzo di cuore ed aveva molto intuito. È nelle cose semplici che le persone d’animo trovano degli spunti particolari. Infatti è un “Tributo alla nutria” che ci stà molto bene.
Tendo a non fare finali semplici buttati lì, cerco di “spiazzare” e tanti mi dicono che non si aspettavano un finale di un certo tipo. Per me è un complimento perchè vuol dire che sono riuscito nel mio intento, cioè fare una cosa non prevedibile, che il pubblico non si aspetta.

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Veniamo al mio personaggio preferito: il Maestro. Puoi raccontarci qualcosa circa la sua origine?

Dopo il successo di Nutriaman abbiamo realizzato il film S.F.I.G.A., che io non volevo girare, però ho accontentato la voglia di cambiamento degli altri.
In realtà stavo già “macinando” la storia del sequel perchè non volevo che Nutriaman finisse così: era troppo bello per farlo finire, bisognava creare una trilogia per dare un po’ di profondità al personaggio.
Abbiamo quindi giocato sul fatto che nel primo episodio Manuel viene morso, però non si vede da chi, quindi abbiamo inventato questa storia del maestro per mostrare che questi uomini nutria esistevano da anni nel Polesine.
In più abbiamo trovato Raffaele che ha il pregio di essere così come lo vedi, a lui il copione non lo dò neanche, gli spiego la scena e lui improvvisa. Devo riprendere due ore per avere 5 minuti buoni, ma ne vale la pena perchè è molto spontaneo e divertente. Bisognerebbe conoscerlo perchè è sicuramente il più bizzarro della compagnia!
La scena della morte, nel secondo film, siamo riusciti a registrala per un pelo! Raffaele continuava a fare battute e noi a fermarlo perchè stava arrivando il temporale. La scena così come si svolge nel film è stata inventata da lui al momento, era troppo bella per non lasciarla!
A Raffaele io tendo quindi a creare le situazioni, perchè lui è così anche in compagnia: quando usciamo assieme è sempre uno dalla battuta pronta. Avere di questi caratteristi è una fortuna!

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Le scene di combattimento sono state seguite da un esperto?

Per le scene di combattimento (in Nutriman 2 e 3) avevamo Manuele Priami, maestro di kung fu, figura indispensabile per rendere credibili le scene di combattimento.
Nel primo Nutriman la lotta l’hanno inventata Fabio (mio fratello) e Manuel in modo molto semplice: li ho portati sulla location e ho detto loro “Picchiatevi che vi riprendo”.
Dal secondo film in poi i combattimenti li ha sempre seguiti Priami e provati in pre-produzione per andare poi sicuri durante le riprese. Per gli attori non è stato tanto difficile, Fabio aveva fatto arti marziali quindi era avvantaggiato rispetto a Manuel, che nel terzo aveva la sua bella controfigura, come ogni buon attore che si rispetti! Anche perchè nel terzo le doveva prendere di santa ragione e ci voleva uno che sapesse incassare, meglio prevenire prima di trovarmi l’attore con le gambe spezzate! Nel secondo film qualche calcio l’ha preso e la scena è risultata ancora più realistica.

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Hai mai pensato di trasformare Nutriman in un fumetto?

Nutriaman in fumetto? Non ci avevo mai pensato, potrebbe essere un’idea che riscoute interesse!
Vedrei bene come disegnatore Alessandro Marafante (il creatore dei costumi) che potrebbe fare al caso. Quando ci siamo presentati per l’ideazione del secondo costume (perchè volevo un costume migliore di quello che avevo realizzato io) mi ha disegnato uno schizzo perfetto in 30 secondi.

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Il tuo essere regista è quindi solo un hobby oppure pensi un giorno di trasformarlo in lavoro?

Lo faccio per passione e basta. Temo che se diventasse una professione potrebbe perdere quel calore che riesco a dedicargli. E’ tutto nato per passione ed è giusto che rimanga così. Purtroppo i soldi complicano sempre tutto. In tutte le scene che giriamo chiedo un piacere a tutti, e vedo che la gente mi ha sempre aiutato e sono sempre stati disponibili, anche perchè è una cosa che si fa per divertire.
E’ ovvio che il cinema americano lo vediamo come irraggiungibile, ma al giorno d’oggi abbiamo la tecnologia che ci aiuta, poi sapendo scovare le persone giuste anche noi possiamo avere la nostra “piccola Hollywood”. Ci divertiamo così, restando coi piedi per terra, senza montarci la testa ma essendo contenti dei risultati ottenuti.

C’è qualche altra produzione di Taiant Pictures di cui ti va di parlarci?

L’ultimo film che abbiamo realizzato è stato Polesine Bastardo: è il tipo di film che ho sempre voluto fare, molto “tarantiniano”. È un mio esperimento perchè l’ho scritto, girato e montato come volevo per capire se era Nutriaman o la Taiant Pictures che funzionava e alle proiezioni abbiamo avuto la conferma che era la Taiant Pictures che funzionava.
Durante le proiezioni di Polesine Bastardo mi sono nascosto dietro i sedili per sentire i commenti di chi veniva al cinema e la gente era soddisfatta. Naturalmente la cosa ci ha fatto molto piacere, ci ha fatto capire che forse siamo “bravetti”.
Polesine Bastardo è una storia che si discosta molto dal solito canovaccio sui supereroi, visto che tratta di vita e problemi normali. E’ una storia che potrebbe benissimo essere vera, trattata con ironia.
La gente viene a vedere i nostri film per ridere, rilassarsi e divertirsi, poi se sono fatti bene tecnicamente tanto meglio. Il riscontro è stato quindi oltre le nostre aspettative.

Avete in programma altre produzioni?

Attualmente sto girando dei videoclip musicali, per tenermi rodato. Abbiamo cambiato la strumentazione tecnica, in vista della nuova produzione, per migliorare ancora di più la qualità video e audio. La nuova storia a cui stiamo lavorando è al momento al 50%, quindi non sono ancora sicuro della sua resa. Sarà una commedia italiana in stile Pieraccioni, ambientata nei nostri luoghi: vediamo cosa riusciamo a tirare fuori dal cappello.
Ho anche un’idea per una storia di fantascienza ma non siamo ancora pronti, dobbiamo ancora crescere tecnicamente. Comunque sarà sicuramente realizzata in prospettiva futura.

C’è qualcos’altro che desideri aggiungere a quanto detto?

Vi ringrazio per avermi dato questo spazio. Noi abbiamo trattato ironicamente il tema della nutria, però è una buona cosa che venga trattato anche in modo serio, come nel vostro documentario.
La nutria necessita di attenzione ed è un animale che a modo suo può risultare anche dolce.

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DA DOVE ARRIVANO LE NUTRIE?

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L’immagine che vedete qua sopra è presa da un trattato riguardante l’allevamento del castorino.

Circa la provenienza e la successiva massiccia diffusione delle nutrie, in sede di intervista abbiamo raccolto le risposte più fantasiose: mutazioni genetiche, immissioni volontarie ad opera di animalisti fanatici, bizzarri incroci fra le specie più improbabili.

La verità, sebbene ancora poco conosciuta, è molto semplice: a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, le nutrie sono state importate in Italia dal Sud America (così come in tutta Europa e nel resto del mondo) per la produzione di pellicce.

Ben adattabili al nostro clima, relativamente economiche da mantenere e tali da fornire pellicce di particolare pregio, le nutrie per gli allevatori hanno rappresentato un’incredibile opportunità di guadagno nell’arco di decenni.

La moda però, si sa, è destinata modificarsi nel tempo: a partire dagli anni ’60 e ’70 del secolo scorso le pellicce di castorino non erano più così in voga. I primi nuclei naturalizzati di questa specie furono perciò costituiti da animali liberati volontariamente dagli imprenditori, i quali per disfarsene finirono per scegliere questo tipo di soluzione.

A riprova di quanto sostenuto, pubblichiamo alcune importanti testimonianze tratte dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce.

Questo incredibile Cinegiornale del 04/11/1948 mostra il Centro di Allevamento Nazionale di castorini di Pelliccia, con sede a Roma. Nella sequenza, vediamo uomini, donne e bambini che si recano in visita presso il Centro per vedere gli animali e dar loro da mangiare. Vediamo inoltre intere ceste di castorini vivi che vengono rovesciate nell’acqua di una piscina. Notevole l’ironia del commentatore “…nell’ora del bagno nemmeno un capriccio: e pensare che potrebbero permetterselo, ci portano una ricchezza! Le loro pellicce splendide daranno all’Italia un primato nelle mostre zootecniche straniere e nei mercati internazionali”:

Altro Cinegiornale del 21/02/1941 che mostra un allevamento con sede a Tortona. L’immagine iniziale mostra un paesaggio innevato con alcuni addetti che spostano le nutrie prendendole per la coda. Dopodichè vediamo altre sequenze in cui gli animali vengono accarezzati e viene preparato loro un pasto a base di verdure. Anche in questo caso il commento è molto interessante, in particolare nel passaggio in cui afferma “… all’industria dei cappelli fornisce il suo primo pelo, ai pellicciai procura con la sua pelliccia il cosiddetto castorino e la sua carne è eccellente e saporita come quella del capretto”:

Questo documento risale invece al 1934 e in esso vediamo illustrata la vita dei castorini all’interno di un allevamento:

WILLY, UN CASTORINO DAVVERO SPECIALE

Vi presentiamo Willy, fiero rappresentate delle nutrie di tutto il mondo:

Willy ha una storia molto particolare. La madre, gravemente ferita, era stata investita da un’auto e aveva raccolto le ultime forze per partorire. Willy è il solo sopravvissuto di un’intera cucciolata.
Quella notte di primavera una persona lo ha trovato, salvandolo così da una morte sicura. In seguito Willy è stato affidato alle cure del biologo e castorologo Samuele Venturini.
La particolare circostanza ha fatto sì che nel cucciolo di nutria si manifestasse l’imprinting verso l’uomo. Lo svezzamento si è inoltre protratto per un tempo più lungo del previsto, cosa che ha contribuito a rafforzare il legame affettivo tra Willy e Samuele. Per queste ragioni è stata presa la decisione di non immetterlo in natura, perché la sua etologia lo avrebbe esposto ad inutili rischi.
Willy è a proprio agio nell’ambiente domestico e lo scorso aprile ha compiuto 5 anni. E’ un vero pet: sa essere infatti molto affettuoso, docile, divertente e amorevole. E’ inoltre assai curioso e comunica mediante vocalizzi davvero particolari. Si nutre di ogni genere verdura, però ama anche i dolci e i biscotti secchi.
E’ da precisare che secondo la legge n. 157/92, la nutria è fauna selvatica naturalizzata quindi appartenente allo Stato Italiano, seppur di origine alloctona (proviene infatti dal Sud America). Non è consentito prelevare animali selvatici in natura, però è obbligatorio prestare recupero a individui in difficoltà: la situazione di Willy rientrava proprio in questa casistica.
Va ricordato però che le nutrie sono ritenute problematiche sia dalle Province che da molti CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici), perciò il recupero di questi animali può terminare con una soppressione, talvolta ingiustificata.
Per saperne di più, continuate a seguirci!