NUTRIA SPANK, SIAMO AMICI IO E TE

Dopo Willy, Cillo, Mariah, Céline, Myo, Maho, Kiwi… oggi vogliamo raccontarvi la storia di Vanessa e della sua amicizia speciale con Spank, una bellissima nutria albina. Si tratta di un’importante testimonianza di condivisione e di affetto, con un epilogo particolare.
Vi lasciamo alla lettura dell’intervista a Vanessa, che ringraziamo moltissimo per la disponibilità.

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Ciao Vanessa, grazie esserti resa disponibile a concederci questa intervista. Presentati pure ai nostri lettori.
Ciao a tutti, ho 45 anni, sono sposata e faccio l’impiegata amministrativa in una ditta che si occupa di recupero e lavorazione per il riutilizzo di rifiuti non pericolosi. Fin da piccola ho sempre avuto una passione smodata per gli animali, che con il passare degli anni si è trasformata in un vero e proprio stile di vita che mi ha portato ad averne tanti, circa una quarantina, la maggior parte roditori di cui sono innamorata, parecchi dei quali adottati da abbandoni o rinunce di proprietà.
Oltre al piacere di godere della loro compagnia e dell’immenso affetto che questi animali sanno dare, la mia è una vera e propria curiosità di capire come gestiscono il rapporto con noi, loro che sono definiti animali insoliti da compagnia, ma che non sono inferiori ai più classici cani e gatti. Tutto questo nel loro più assoluto rispetto e attenzione alle loro esigenze : proprio per questo loro vivono quasi sempre liberi in casa e in habitat che io e mio marito abbiamo creato per loro, proprio per il fatto che non riusciamo, se non in casi di necessità, a vederli rinchiusi in piccole gabbie.

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Come è stato il tuo primo incontro con Spank? Come ti sei convinta ad adottarlo? Era un cucciolo quando l’hai portato a casa?
La passione per le nutrie è nata anni fa, grazie a una coppia fantastica che voi conoscete molto meglio di me. Si tratta del famoso ‘castorologo’ Samuele Venturini e di Willy, la nutria che in seguito alla morte della sua mamma è stata allevata sin da piccolissima da Samuele ed è diventata a tutti gli effetti una nutria da compagnia. Ho quindi fatto diverse ricerche per anni sulle nutrie e tante domande a Samuele perché il mio sogno era di averne una, scoprendo diverse cose tra cui che in sudamerica sono molto diffuse nelle case delle persone come animali domestici. Così una volta sposati e trasferiti in campagna, mi sono messa alla ricerca della mia nutria!
Finché un bel giorno ho visto un post su Facebook di un allevatore di varie specie del centro Italia dove si vedeva una foto di un gruppetto di piccole nutrie in vendita: nonostante lo scetticismo di mio marito ho deciso di acquistarne una (tengo a precisare che allora non sapevo che ci sono associazioni che le danno in adozione). Ed è stato così che nel maggio del 2015, dopo un lungo viaggio da Roma a Piacenza, è arrivato Spank, cucciolo di due mesi e io ancora non ci credevo dalla felicità!

03 07Com’è stata l’esperienza di curare e veder crescere Spank? Era affettuoso?
I primi giorni con Spank sono stati un trauma sia per lui che per noi…… Era spaventatissimo e faceva dei suoni tipo lamenti e ringhi e soffi appena ci avvicinavano più del dovuto…. Dopo un po’ di tempo abbiamo scoperto il segreto per tranquillizzarlo….. Le carote! Così ha cominciato a prendere le carote dalle nostre mani e giorno dopo giorno la paura passava e si faceva un piccolo passo avanti… Non nascondo che i primi periodi sono stati duri… Ho passato tanto tempo con lui ma non mi sono mai pentita perché vedevo ogni giorno un piccolo miglioramento nel nostro percorso di socializzazione…. E sapevo che sarebbe diventato quello che adesso è: un intelligentissimo coccolone e giocherellone….

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So che hai anche altri animali. Spank andava d’accordo con loro?
Con tutti gli altri componenti della nostra numerosa famiglia non ha avuto nessun problema di socializzazione, non ha mai mostrato segni di aggressività verso nessuno, dal più piccolo al più grande. Le scene più dolci e che mi strappano ancora un sorriso erano vedere giocare Spank con la nostra cagnolina, Dafne, tra inseguimenti e corse a perdifiato…

 

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So che recentemente hai scelto di portare Spank in un’area protetta, dove può continuare la sua vita con altre nutrie, all’aperto e in semi-libertà. Per te è stata una scelta difficile e sofferta, però l’hai fatto per il suo bene. Puoi raccontarci qualcosa di più? Come sta ora Spank?
Con il passare dei mesi Spank è cresciuto fino a raggiungere quasi i 10 chili e diventando sempre più attaccato a me. Quando rientravo da una giornata in ufficio lui mi richiamava raspando con le zampe e mordendo il cancello della stanza dove lui stava rinchiuso quando noi eravamo fuori.. Così dovevo correre a portargli coccole e cibo! Con il passare del tempo, mi affezionavo sempre di più ma allo stesso tempo ho cominciato a chiedermi se stavo facendo la cosa giusta tenendolo rinchiuso tutto il giorno in una stanza e facendogli fare il bagno, di cui loro hanno un bisogno quotidiano, in una bacinella che diveniva sempre più piccola man mano che lui cresceva. Noi abbiamo un piccolo cortile con giardino, però io non mi sono mai fidata a costruirgli un habitat esterno, sia per paura che fuggisse dato che le nutrie sono abili scavatori e arrampicatori, sia per paura che qualcuno venisse volontariamente a fargli del male, vista l’opinione che la stragrande maggioranza delle persone ha di questi animali….
Così, quasi per curiosità e per nulla convinta di quello che stavo facendo, ho cominciato a fare ricerche su strutture idonee dove Spank avrebbe potuto vivere in uno stato di semilibertà, ma protetto da ogni pericolo e dalla cattiveria delle persone, anche nell’eventualità di portarlo in pensione nel caso in cui per qualsiasi motivo avessimo dovuto assentarci da casa. Così, dopo varie ricerche e dopo mesi, quasi per caso ho scoperto una fattoria didattica non troppo distante da casa nostra, dove ci sono tanti animali, tanto verde, ma soprattutto un laghetto fantastico dove vive un’altra numerosa famiglia di nutrie! E inoltre i proprietari di questo paradiso sono persone innamorate di questi fantastici animali, proprio come me. Già dal primo colloquio telefonico con loro e dal loro entusiasmo ho capito che poteva essere un luogo adatto a Spank. Abbiamo così deciso di andare la settimana dopo a vederlo personalmente, e sia io che mio marito ci siamo letteralmente innamorati del posto… Non vi dico le settimane successive che indecisione, che ansia e che dolore dovere prendere una decisione così importante…. Lo portiamo o lo teniamo con noi?

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C’è qualche episodio particolare della tua vita con Spank che desideri raccontarci?
C’è stato un episodio che mi ha fatto prendere in un istante la decisione definitiva…. Siccome abbiamo un’unica vasca da bagno con il piccolo lusso di essere anche idromassaggio e quindi piuttosto grande, un pomeriggio ho deciso di provare a fargli fare il consueto bagnetto nella nostra vasca (nella quale avevo il divieto assoluto da parte di mio marito di far nuotare Spank!). Osservandolo mi sono resa conto dal suo entusiasmo e dalla sua agilità in acqua, le nutrie sono animali nati per nuotare e non potevo continuare a fargli fare il bagno in una bacinella o in una piscinetta. Così la decisione è venuta da sé e appena dopo Pasqua abbiamo portato il nostro Spank in ‘villeggiatura’.
Mio marito non sa ancora come ho preso la decisione, ora lo leggerà e saranno guai! Vi confesso che dover tornare a casa senza di lui è stato un conflitto di sentimenti pazzesco: da una parte dolore come per la perdita di un familiare, dall’altra sollievo per avergli dato una vita migliore. Con i nuovi ‘genitori’ di Spank ci sentiamo regolarmente e dopo il primo periodo di normale spaesamento per il cambio di ambiente, ora mi dicono che ogni giorno si ambienta di più e si gode i bagni di acqua e di sole insieme ai suoi simili. Andrò a trovarlo presto, appena sarò in grado di rivederlo senza piangere, e poi lo faremo regolarmente come si fa con i parenti più stretti, perché lui è rimasto uno di famiglia!

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Vuoi lasciare un messaggio ai lettori del nostro blog?
Vorrei far capire a tutti i lettori e al resto del mondo che i pregiudizi che ci sono sulle nutrie sono tutti infondati. Non sono aggressive, non sono devastatrici, non sono portatrici di chissà quali malattie, al contrario sono animali straordinari, docili, intelligenti come pochi e possono essere ottimi animali domestici, ma solo se si ha un ambiente idoneo dove farli vivere che non siano solo ed esclusivamente le mura di una casa… Il flagello della natura non sono le nutrie, bensì l’inquinamento, la deforestazione, e tutti i disastri simili di cui solo l’uomo è responsabile, quindi difendiamole, proteggiamole e amiamole!
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NUDI COME ANIMALI: INTERVISTA AD ELISABETTA XSAVAR

Abbiamo intervistato la bravissima artista e fotografa Elisabetta Xsavar, autrice di “Naked like Animals”, un progetto destinato ad avere risonanza internazionale.
Ecco cosa ci ha raccontato…

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Elisabetta, grazie per essere sulle pagine di The Invasion. Puoi presentarti ai nostri lettori?

Salve a voi lettori! Mi chiamo Elisabetta Xsavar e sono una fotografa professionista e un’artista poliedrica, da sempre con una passione particolare per la fotografia. La fotografia è l’Arte con la quale mi sento più in armonia.. quando creo e quando lavoro.
Credo che un essere umano dovrebbe vivere in armonia con se stesso facendo azioni coerenti con il proprio credo e le proprie capacità. Un artista è chiamato a farlo ancora di più o non sarebbe tale.
Io “uso” l’arte non solo perchè è una mia esigenza interiore ma anche per dare il mio contributo, e con forza, a ciò in cui credo: la salvaguardia della Natura e degli animali.

La fotografia è un potente mezzo per informare ma anche per far conoscere la bellezza nascosta. Tu cosa cerchi nei tuoi scatti?

Nei miei scatti cerco la Bellezza. Più precisamente quella comunione tra essenza e materia, cerco di cogliere quell’attimo preciso. E quando lo colgo so che a vederlo, ogni parola o filosofia cade. Perchè immortalando certi attimi, hai tutto e la spiegazione di tutto, senza bisogno di parole.08

Mi piace molto la tua scelta del bianco e nero, perchè a mio avviso permette di enfatizzare lo scatto. Quando hai scelto questa tipologia artistica e perchè?

Adoro il bianco e nero, ma fotografo anche a colori. Per quel che riguarda il bianco e nero, lo scelgo spesso perchè permette di andare al di là. Una foto a colori indirizza la mente a delle emozioni precise. Definite. Il colore altera la percezione delle cose. E di per se, è un’illusione ottica. Per quanto meravigliosa. Il bianco e nero lascia che le emozioni di chi guarda siano più reali. Più interiori, come dire… più riflessive e autentiche. Tra le ombre e i chiaroscuri ci si perde, in un mondo che è profondamente dentro di te.

“Naked like Animals” è il nome sotto cui sono racchiusi una serie di scatti molto particolari che hai realizzato. Ci puoi parlare di questa scelta e spiegarci le ragioni che ti hanno spinto alla realizzazione di questo percorso artistico?

“Naked Like Animals” (“Nudi come Animali”) è un lavoro originale e lunghissimo.
Ci lavoro da anni, per me è stato un percorso personale molto forte. Devo ancora terminarlo, ma siamo ormai alla fine. “Naked Liked Animals” è destinata ad essere una mostra davvero forte e discussa, che avra la sua prima reale apparizione a Chicago. A meno che il comune di Roma o Milano non si decida a prendere in considerazione ed ad appoggiare artisti veri che affrontano problematiche reali, attuali e di vero tramite con la società… Ma torniamo prettamente a questo lavoro: dicevo che è un lavoro lungo perchè gli animali vengono tutti da situazioni particolari ma finite bene per loro. Allevamenti intensivi, vivisezione, zoo, salvataggi da parte dell’essere umano. Alcuni di loro da maltrattamenti nei circhi, e purtroppo alcuni non potranno essere reimmessi in natura. Ma almeno non vengono più usati e maltrattati.
Ho iniziato questa lavoro chiedendomi: ma noi esseri umani possiamo realmente essere comparati agli animali? Chi siamo noi? Chi siamo di fronte alla natura e agli animali? A dire il vero non ho ancora una risposta completa…. ma sono in cammino, e in questo cammino ho scoperto molte cose che mi hanno dato un po di luce. Prima fra tutte, mi sento di dire che con gli animali abbiamo poco a che vedere. E non parlo di aspetto ma di qualcosa di più profondo a partire dal pensiero. Ed è per questa profonda diversità che ripartirei da capo. Tutto quello che facciamo e abbiamo creato, è deleterio per noi stessi. Perchè andiamo anche inconsciamento verso un comportamento, così innaturale? E’ solo per la superbia e per la sete di soldi e di potere? E prima dei soldi e del potere cos’altro c’è? Perchè noi, che non possiamo vivere in un bosco e all’aria aperta senza proteggerci con vestiti o armi, dovremmo sentirci superiori? Il discorso e le domande sono tante… ma partirei dal fatto di guardare l’essere umano cosi com’è realmente, messo a confronto con gli animali. Quando scatto le foto e riguardo queste immagini, mi balenano nella testa tantissime emozioni e quesiti. Per quel che riguarda questa esperienza, sicuramente sottolineo che l’uomo è diverso dagli animali. Nel profondo. E credo che quello che dovrebbe ritrovare non è l’animale che è in se o ricordarsi di quando era puro come loro: non lo è mai stato. Dovrebbe ricordarsi senza tanti discorsi, e allungamenti, e percorsi intellettuali e filosofici, di una cosa sola: IL RISPETTO per le altre creature e per il proprio habitat. Quindi “Naked like Animals” sarà una mostra importante, profonda… forse troppo. Spero che queste foto lancino dei forti segnali a tutti.

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Come è stato fotografare la nutria Mariah? Avevi mai visto uno di questi animali dal vivo prima?

Mariah…. sarò sincera nel dirti che non ne avevo mai vista una e che la mia mente era condizionata da tutto quello che fin da piccola sentivo dire sulle nutrie, un po mi impauriva l’idea di accarezzarla. Sarò ancora più schietta,mi schifava… Lo so è brutto da dire, ma è cosi ed è per questo che ho voluto incontrare anche loro da vicino. Quello che ho incontrato invece è un’essere dolcissimo e sereno, capace di ricevere amore e di darne a suo modo. La sua storia mi ha commossa particolarmente.
Chi avrebbe salvato da morte certa, accolto a casa sua e amato sebbene paralizzata alle gambe una Nutria, proprio una “schifosissima nutria pericolosa e infestante che crea problemi all’ambiente” cosi come purtroppo viene definita e denigrata ingiustamente dalle persone che non la conoscono?
Mariah vive felice, e lo scambio tra Angelica Benazzi (la sua salvatrice ed amica) e lei è qualcosa che lascia senza parole. Allora mi sono detta: non cè mai fine al male, è vero. Ma neanche al bene. Pensiamoci.

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Noi nel 2014 abbiamo organizzato un piccolo concorso fotografico dedicato alla Nutria, per incoraggiare le persone ad avvicinarsi e a conoscere meglio questo animale troppo spesso bistrattato, e a breve ne riproporremo una seconda edizione. Pensi anche tu che la fotografia sia un buon mezzo per smuovere e sensibilizzare le persone?

Ottima iniziativa, certo. La fotografia è uno dei mezzi più potenti per parlare alle persone nel cuore. E’ un documento storico, un’attimo di realtà immortalato e indelebile, che racconta una storia. Anche in un solo scatto. Questo per me è la fotografia, ed è per questo che non uso Photoshop, criticata ovviamente da molti colleghi fotografi che lo usano “a tutta birra” hahha che bello non usavo questo temine dagl’anni 80! Ottima occasione. Dicevo, come si può fare una bella foto e poi andare a violentare la realtà immortalata con un programma che altera quella realtà più di quanto faccia già una macchina fotografica? Mah! Comunque sì, la fotografia è molto importante e utile per affrontare temi come l’animalismo, l’antispecismo, la realtà in genere. Infatti quando fotografo in ogni dove, di infestante vedo solo l’uomo. Le nutrie non hanno nemmeno la colpa per il fatto di essere in Italia, furono importate dall’America per farvi pellicce. Poi nessuno volle più le pellicce di nutria e le liberarono creando i problemi che conosciamo. Problemi che potrebbero essere risolvibili tranquillamente senza l’uso di veleni o cacciatori o altra cattiveria umana. Basta informarsi, come sempre…

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Ti ringraziamo per aver risposto alle nostre domande, buona fortuna per i tuoi progetti!

Grazie a voi per l’opportunità di dire la mia, lo ritengo sempre un lusso potersi esprimere ed essere ascoltati da molta gente.

 
Vi invitiamo a seguire Elisabetta sulla sua pagina facebook e sul suo sito.

Vi ricordiamo inoltre un importante evento cui Elisabetta sarà ospite, che si svolgerà a Bologna il 27 maggio prossimo:
https://www.facebook.com/events/1230738783610496/09

 

LA STORIA DI NATASCIA E DI KIWI LA NUTRIA

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Fino a non molti anni fa, chi mai avrebbe creduto che una nutria potesse diventare un animale da compagnia? Molti di voi già hanno conosciuto, anche attraverso il nostro sito e la nostra pagina facebook, le storie di Willy il castorino, di Mariah, di Cillo, di Myo, di Maho… e di altre nutrie che hanno vissuto a stretto contatto con coloro che le hanno salvate e che in seguito se ne sono presi cura. In Sardegna però ancora non era stato documentato alcun un caso di questo genere.
Oggi vogliamo raccontarvi la storia eccezionale della piccola nutria Kiwi e della sua salvatrice Natascia. Una storia che ha conquistato il web e che si è purtroppo conclusa il 9 dicembre scorso a causa di un tragico incidente.
Abbiamo intervistato Natascia, ed ecco cosa ci ha raccontato…

Ciao Natascia, grazie per averci dato la disponibilità a rispondere a questa intervista.
In quali circostanze hai trovato Kiwi?

Ho trovato Kiwi tramite la pagina facebook La Cricca di Molentargius… una ragazza l’aveva trovata abbandonata in un parcheggio, quindi l’aveva presa e portata a casa. L’ho contattata di lunedì, lei abita a Musei (vicino a Inglesias), mi ha detto che sarebbe potuta venire a Quartu per portarmi la piccola solo il sabato successivo. Alla fine non ho potuto aspettare e sono salita io da lei già il martedì.

Come è stato il tuo primo incontro con lei?

E’ stato amore a prima vista, era una piccola pallina di 10 cm al massimo, la ragazza che me l’ha consegnata la teneva dentro una scatola. Io l’ho presa dalla scatola ho pensato di chiamarla Kiwi.
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Si è adattata bene alla vita domestica? Andava d’accordo con gli altri animali?

Kiwi subito si è adattata alla vita domestica, mi seguiva sempre e sapeva come farsi capire. Mi tirava il pigiama per avere la sua colazione, quando voleva essere presa in braccio si metteva in piedi su due zampe. Poi l’ho inserita poco alla volta anche nella vita dei miei cani, non l’hanno accettata subito, ma piano piano si sono abituati alla sua presenza. Alla fine mangiavano anche assieme.

Com’è stato averla in famiglia? Era affettuosa?

Kiwi era un’amore, si faceva amare da tutti essendo la piccola e “la diversa” della famiglia. Era la mia ombra, difficile che io riuscissi a stare senza di lei: dormiva a fianco al mio letto, senza di me non andava da nessuna parte.

Kiwi era abituata anche a viaggiare con te?

Kiwi ha sempre amato la macchina, era curiosa nei confronti di tutto quello che non conosceva e non aveva per niente paura. In macchina stava sempre in braccio e voleva il finestrino aperto per tenere fuori la testa e guardare il paesaggio.

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Grazie alle foto sulla pagina facebook Kiwi la nutria di Quartu, hai avuto modo mostrare le nutrie in un’accezione positiva e diversa da ciò che si legge sui giornali. Ci sono stati problemi o la maggior parte delle persone hanno scritto commenti positivi?

Molta gente scettica, seguendo la pagina facebook di Kiwi si è ricreduta sulle nutrie. Almeno il 99% delle persone che seguono la pagina hanno cambiato idea. Prima vedevano le nutrie come topi giganti pericolosi e dannosi… con il passare del tempo si sono ricreduti e mi sono stati molto vicini anche quando Kiwi è venuta a mancare.

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C’è qualche episodio o qualche aneddoto della tua vita con Kiwi che desideri raccontarci?

Un giorno sono stata invitata in un pub. La padrona del locale seguiva sempre la pagina facebook di Kiwi e mi ha chiesto di fargliela conoscere: il marito di questa signora aveva la fobia, quasi sveniva al pensiero che avrei portato lì una nutria! Quando l’ha vista, ha iniziato subito a coccolarla e dopo 5 minuti che la teneva in braccio, non me la voleva più ridare! L’ha tenuta in braccio e lei poi si è addormentata… poi però quando si è svegliata mi cercava: Kiwi era e rimane la mia piccolina.
Quest’anno è stato un anno davvero brutto, ho perso i cuccioli del mio cane a causa della gastrointerite. Kiwi mi stava vicina quando facevo le notti in bianco per stare accanto ai cuccioli, non mi lasciava mai sola, sentiva che stavo soffrendo. La sua presenza mi è stata tanto di aiuto in quel momento.

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Ho visto che dopo la scomparsa di Kiwi, hai adottato un altro cucciolo. Vuoi dirci qualcosa di lui?

Dopo la perdita di Kiwi ero (e sono tutt’ora) veramente a pezzi. Io e il mio compagno avevamo già deciso di prendere un’altra nutria che facesse compagnia a Kiwi. Quando purtroppo è venuta a mancare, abbiamo chiesto un incontro con le persone che hanno trovato Minù… che poi si è rivelata essere un maschio e ora si chiama Leo. Quando l’ho visto sono scoppiata a piangere, mi ricordava tanto Kiwi e subito non lo volevo, il dolore era ed è troppo forte. Poi ho capito che aveva bisogno di qualcuno che potesse prendersene cura, avendo problemi alle zampe posteriori e alla spina dorsale. Ora vive con me a casa… non è Kiwi e non prenderà mai il suo posto, però mi sto affezionando a lui piano piano.

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C’è un messaggio che vorresti lasciare ai lettori del nostro blog?

Le nutrie sono animali fantastici. Se fanno danni è perché hanno bisogno anche loro di vivere. Se si mostrano aggressive è perché qualcuno le minaccia o minaccia i loro piccoli (tutte le mamme vedendo il proprio piccolo minacciato corrono a proteggerlo). In molte regioni è consentito l’abbattimento di questi animali … perché invece di farne una strage non mettono l’obbligo a tutti i contadini di recitare il proprio terreno? In questo modo le nutrie non entrerebbero e non farebbero danni. Rispettate ciò che madre natura ha creato! Il problema del mondo non sono gli animali, ricordiamo che noi uomini siamo ospiti qui, lasciamo in pace ciò che madre natura ha creato!

Ringraziamo Natascia per averci rilasciato questa intervista e vi invitiamo a continuare a seguire la pagina di Kiwi la nutria di Quartu.

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L’INVASIONE A BERGAMO: REPORT DELLA PRIMA

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La prima di “The Invasion” a Bergamo, organizzata dalla sezione LAV locale, è stata un successo sotto molti punti di vista: in primis per la buona affluenza di pubblico, che ha potuto gustarsi in prima visione il documentario e visitare l’interessante mostra “Gli Indesiderabili” di cui fa ovviamente parte anche la nutria. La serata è stata anche impreziosita dall’intervento di Massimo Vitturi (responsabile settore caccia e fauna selvatica LAV) che ha spiegato in modo semplice e comprensibile il perché dell’odio dell’uomo comune verso gli animali protagonisti della mostra, che risultano capri espiatori e pagano colpe non loro.

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Altre gradite ospiti sono state la nutria domestica Mariah con la sua accompagnatrice Angelica Benazzi: prima della visione del documentario Angelica ha raccontato la storia del ritrovamento e della cura di Mariah e dello splendido rapporto che si è creato fra loro.

La visione di “The Invasion – A Coypumentary” è stata seguita da un momento di incontro con la regista Ilaria Marchini: un ottimo piano di riscontro per la riuscita della serata, visto che i presenti hanno seguito prima con interesse il documentario e poi hanno rivolto alla regista domande pertinenti, che hanno dimostrato che la visione del documentario ha suscitato curiosità e aperto nuovi dubbi sull’intervento umano verso questo animale.

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Ringraziamo Donato Ceci, presidente di LAV Bergamo, per aver realizzato con i suoi collaboratori questa prima perfettamente riuscita: invitiamo voi che leggete a seguirci sempre qui sul blog e sulla pagina facebook in modo da restare informati su nuove proiezioni e su tutte le altre news targate “The Invasion”.

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IL PIRATA MAHO

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Il suo nome è Maho, però Moni lo chiama affettuosamente anche “il Pirata” oppure  “Don Juan” o anche “Rusty il selvaggio”. Tutti noi chiamiamo gli animali domestici con tanti nomi e nomignoli: è quasi proporzionale a quanto vogliamo loro bene.
Però Maho non è domestico: è una nutria selvatica, che ha instaurato con Moni una speciale relazione. Infatti lui la riconosce, si fida di lei e talvolta si lascia seguire.
Ecco cosa ci ha raccontato Moni:

Maho era probabilmente uno dei cuccioli che viveva in una roggia piuttosto distante da dove abito. Ci sono state un paio di notti in cui hanno fatto gli abbattimenti con arma da fuoco, quindi le nutrie si sono spostate qua vicino. Poco tempo dopo infatti ho iniziato a notare delle tane di nutrie nella roggia vicina a casa mia.
D’inverno si avvicinavano camminando sulla roggia ghiacciata per venire in cerca cibo. Così ho iniziato a dar loro da mangiare e si sono abituate: ogni giorno le chiamavo e loro venivano.
Un giorno vado lì a vedere se ci sono e… trovo solo questo cucciolo (già piuttosto cresciuto), di fronte a casa mia in attesa. Gli ho dato del pane e mi sono accorta che si trascinava le zampe posteriori. L’ho osservato a lungo: in acqua riusciva a nuotare, ma quando doveva andare nella tana si trascinava. Mi sono preoccupata molto e ho fatto un video, l’ho inviato al dott. Venturini e poi gli ho telefonato. Seguendo i suoi consigli, ho cercato di prenderlo con la gabbia del gatto ma non sono riuscita, allora ho provato a prenderlo nell’acqua (con stivali e guanti appositi), facendomi aiutare dai miei amici Ivan e Leonia. Alla fine siamo riusciti a prenderlo. Poi ho chiesto su facebook un aiuto economico per farlo visitare.
L’ho portato alla Clinica Veterinaria San Michele, dal dottor Offer Zeira che è bravissimo con gli arti: aveva salvato anche il mio gatto, tutti volevano sopprimerlo ma lui era riuscito a salvarlo.
Il veterinario gli ha fatto una risonanza magnetica e ha visto lo spostamento della colonna vertebrale (aveva un problema simile a quello della nutria Mariah), per cui non poteva dire con sicurezza se sarebbe guarito o no.
Io ho seguito le sue indicazioni e l’ho tenuto in una gabbia tipo nursery per i gatti per 15 giorni in tutto. Aveva poco spazio per muoversi e mi disturbava vederlo in gabbia, però in questo modo non ha sforzato la spina dorsale. Questo riposo gli ha fatto bene e lo ha rimesso in sesto. Quando ho visto che iniziava a spostare le zampe posteriori mi sono sentita strafelice, perché ho capito che stava guarendo.
Poi alcuni amici mi hanno aiutata a costruire una gabbia più grande dove tenerlo, in attesa che si rimettesse del tutto. “Per ora lo metto lì poi vediamo”, mi dicevo.
Poi ho iniziato a cercare persone cui affidarlo, che avessero uno spazio sicuro e all’aperto, in cui Maho avrebbe potuto vivere tranquillo. Però non ho trovato nessuno che mi convincesse del tutto.

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Quindi gli ho creato uno spazio apposito nel giardino. Il mio coinquilino disegna barche e ne aveva qui alcune in vetroresina: io ne ho usata una che gli avrebbe potuto fare da riparo, poi ho disposto attorno una rete.
Maho andava dentro e sotto la barca, poi controllava la situazione all’esterno mettendo il muso fuori dall’oblo. Però tutte le sere piangeva, quindi ad un certo punto mi sono resa conto che non potevo più trattenerlo, anche se volevo proteggerlo. Tutti gli animali sono sociali, per cui dovevo fare una scelta: o lo addomesticavo o lo lasciavo libero di andarsene, augurandomi che non sarebbero state fatte altre campagne di abbattimento nella zona.
Ho fatto un buco nella rete per consentirgli di entrare e uscire liberamente. Lui è andato e poi, quando per la prima volta è tornato, sono stata felicissima. Ho provato anche a seguirlo per vedere dove andava, ma poi andava troppo lontano e ho desistito. Lui ovviamente associa la mia presenza al cibo, quindi o lo seguo con del cibo oppure si indispone.
Tutti gli animali sono soggetti come noi, con caratteri diversi fra di loro. Le nutrie sono animali selvatici: “Se mi porti la pappa ne approfitto, altrimenti io e te che relazione possiamo avere?”. Noi umani non possiamo certo parlare la loro lingua! Dovremmo imparare dagli animali a vivere il presente e a goderci quello, senza essere sempre bloccati da passato e futuro.
Da quando ho recuperato e curato Maho è trascorso più di un anno!
Sono contenta perchè di tanto in tanto il mio ciuffolotto vagabondo viene a trovarmi, quando sente la mia voce mi viene incontro, si mette sulle zampe dietro e comincia a mordere la rete in attesa che gli porti il pane, la frutta, la carota, la polenta e altre leccornie.
Si fa accarezzare ma ogni tanto mi soffia… però è normale, io ho voluto che restasse selvatico quindi è giusto così. Quando l’avevo trovato non era adulto però almeno otto mesi li aveva, quindi era giusto che potesse continuare a vivere la sua vita in libertà.

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Ringraziamo Moni per averci raccontato questa bellissima storia!
Grazie anche ad Emanuela e a Maria Teresa per le foto!