IL PIRATA MAHO

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Il suo nome è Maho, però Moni lo chiama affettuosamente anche “il Pirata” oppure  “Don Juan” o anche “Rusty il selvaggio”. Tutti noi chiamiamo gli animali domestici con tanti nomi e nomignoli: è quasi proporzionale a quanto vogliamo loro bene.
Però Maho non è domestico: è una nutria selvatica, che ha instaurato con Moni una speciale relazione. Infatti lui la riconosce, si fida di lei e talvolta si lascia seguire.
Ecco cosa ci ha raccontato Moni:

Maho era probabilmente uno dei cuccioli che viveva in una roggia piuttosto distante da dove abito. Ci sono state un paio di notti in cui hanno fatto gli abbattimenti con arma da fuoco, quindi le nutrie si sono spostate qua vicino. Poco tempo dopo infatti ho iniziato a notare delle tane di nutrie nella roggia vicina a casa mia.
D’inverno si avvicinavano camminando sulla roggia ghiacciata per venire in cerca cibo. Così ho iniziato a dar loro da mangiare e si sono abituate: ogni giorno le chiamavo e loro venivano.
Un giorno vado lì a vedere se ci sono e… trovo solo questo cucciolo (già piuttosto cresciuto), di fronte a casa mia in attesa. Gli ho dato del pane e mi sono accorta che si trascinava le zampe posteriori. L’ho osservato a lungo: in acqua riusciva a nuotare, ma quando doveva andare nella tana si trascinava. Mi sono preoccupata molto e ho fatto un video, l’ho inviato al dott. Venturini e poi gli ho telefonato. Seguendo i suoi consigli, ho cercato di prenderlo con la gabbia del gatto ma non sono riuscita, allora ho provato a prenderlo nell’acqua (con stivali e guanti appositi), facendomi aiutare dai miei amici Ivan e Leonia. Alla fine siamo riusciti a prenderlo. Poi ho chiesto su facebook un aiuto economico per farlo visitare.
L’ho portato alla Clinica Veterinaria San Michele, dal dottor Offer Zeira che è bravissimo con gli arti: aveva salvato anche il mio gatto, tutti volevano sopprimerlo ma lui era riuscito a salvarlo.
Il veterinario gli ha fatto una risonanza magnetica e ha visto lo spostamento della colonna vertebrale (aveva un problema simile a quello della nutria Mariah), per cui non poteva dire con sicurezza se sarebbe guarito o no.
Io ho seguito le sue indicazioni e l’ho tenuto in una gabbia tipo nursery per i gatti per 15 giorni in tutto. Aveva poco spazio per muoversi e mi disturbava vederlo in gabbia, però in questo modo non ha sforzato la spina dorsale. Questo riposo gli ha fatto bene e lo ha rimesso in sesto. Quando ho visto che iniziava a spostare le zampe posteriori mi sono sentita strafelice, perché ho capito che stava guarendo.
Poi alcuni amici mi hanno aiutata a costruire una gabbia più grande dove tenerlo, in attesa che si rimettesse del tutto. “Per ora lo metto lì poi vediamo”, mi dicevo.
Poi ho iniziato a cercare persone cui affidarlo, che avessero uno spazio sicuro e all’aperto, in cui Maho avrebbe potuto vivere tranquillo. Però non ho trovato nessuno che mi convincesse del tutto.

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Quindi gli ho creato uno spazio apposito nel giardino. Il mio coinquilino disegna barche e ne aveva qui alcune in vetroresina: io ne ho usata una che gli avrebbe potuto fare da riparo, poi ho disposto attorno una rete.
Maho andava dentro e sotto la barca, poi controllava la situazione all’esterno mettendo il muso fuori dall’oblo. Però tutte le sere piangeva, quindi ad un certo punto mi sono resa conto che non potevo più trattenerlo, anche se volevo proteggerlo. Tutti gli animali sono sociali, per cui dovevo fare una scelta: o lo addomesticavo o lo lasciavo libero di andarsene, augurandomi che non sarebbero state fatte altre campagne di abbattimento nella zona.
Ho fatto un buco nella rete per consentirgli di entrare e uscire liberamente. Lui è andato e poi, quando per la prima volta è tornato, sono stata felicissima. Ho provato anche a seguirlo per vedere dove andava, ma poi andava troppo lontano e ho desistito. Lui ovviamente associa la mia presenza al cibo, quindi o lo seguo con del cibo oppure si indispone.
Tutti gli animali sono soggetti come noi, con caratteri diversi fra di loro. Le nutrie sono animali selvatici: “Se mi porti la pappa ne approfitto, altrimenti io e te che relazione possiamo avere?”. Noi umani non possiamo certo parlare la loro lingua! Dovremmo imparare dagli animali a vivere il presente e a goderci quello, senza essere sempre bloccati da passato e futuro.
Da quando ho recuperato e curato Maho è trascorso più di un anno!
Sono contenta perchè di tanto in tanto il mio ciuffolotto vagabondo viene a trovarmi, quando sente la mia voce mi viene incontro, si mette sulle zampe dietro e comincia a mordere la rete in attesa che gli porti il pane, la frutta, la carota, la polenta e altre leccornie.
Si fa accarezzare ma ogni tanto mi soffia… però è normale, io ho voluto che restasse selvatico quindi è giusto così. Quando l’avevo trovato non era adulto però almeno otto mesi li aveva, quindi era giusto che potesse continuare a vivere la sua vita in libertà.

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Ringraziamo Moni per averci raccontato questa bellissima storia!
Grazie anche ad Emanuela e a Maria Teresa per le foto!

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3 pensieri su “IL PIRATA MAHO

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